Il dolore
Si allarga la protesta anti Gelmini
Gianluca Campanella
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Un sit-in di protesta dei ricercatori (foto di repertorio) Verso il blocco della didattica nelle facoltà d'ingegneria e agraria
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PISA. Per mancanza del numero legale lunedì è saltato il consiglio di facoltà che avrebbe deciso la programmazione didattica a ingegneria. E, questa mattina, anche ad agraria gli studenti e i ricercatori tenteranno un analogo blitz per protestare contro la riforma Gelmini dell'università e i tagli della manovra finanziaria. Entro settembre i vari consigli di facoltà devono approvare la programmazione, cioè assegnare le cattedre per garantire i curricula previsti dai corsi di studi. Da molti anni è prassi affidare compiti di "didattica frontale" a ricercatori e professori associati: i primi per legge non possono (e quindi insegnano gratis), gli altri hanno un monte di 120 ore che spesso è superato con trucchetti burocratici. Fino ad oggi i ricercatori hanno tollerato in cambio della speranza di un progresso delle carriere: questa oggi non c'è più a causa delle norme approvate o ancora in discussione in Parlamento. Così, venerdì scorso, i ricercatori di tutto l'ateneo hanno deciso una sorta di sciopero bianco: «Non accetteremo incarichi non previsti per le nostre figure». Ma la programmazione presentata a ingegneria due giorni fa continuava a considerare l'apporto dei ricercatori e degli associati. Gli esponenti delle due categorie hanno raggiunto un'intesa con i rappresentanti degli studenti e hanno abbandonato la riunione, rimandando ogni decisione a una nuova convocazione. Secondo Antonio Di Buono, rappresentante della lista studentesca "Sinistra per", «sarebbe opportuno che la nuova data per il consiglio fosse dopo il senato accademico del 15 settembre, in modo che si possano recepire gli indirizzi di quell'organo sul tema». Infatti, la questione è generale. A scienze politiche, il consiglio ha alzato bandiera bianca: preso atto dell'impossibilità di garantire la didattica, il preside ha minacciato di far slittare l'inizio delle lezioni e di far saltare alcuni corsi di laurea. Ad agraria il fronte dei ricercatori è meno compatto e non si può prevedere come andrà a finire stamani. Questa componente conta 34 persone, mentre i docenti sono 41, i rappresentanti degli studenti 5 e quelli del personale 3. I numeri sono tali che solo qualche assenza dei professori può dare la certezza di far saltare il numero legale. Ma in questa facoltà la "ricetta" che sarà posta al voto è diversa dalle altre: con accorpamenti, mutuazioni e bandi gratuiti si prova a far partire tutti i corsi senza ricercatori e associati. Lo «spettacolo indecente della sinistra studentesca» non è piaciuto al consigliere regionale Tommaso Villa, che invita «il rettore a intervenire subito per tutelare gli studenti e garantire il loro diritto a frequentare le lezioni». L'esponente del Pdl, che è anche coordinatore regionale della "Giovane Italia", ritiene la riforma universitaria «un intervento non più rinviabile».
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