La manifestazione
Evasione fiscale, sì ma non troppo
I consumi di città e provincia in linea con la ricchezza dichiarata
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PISA. Tutto sommato siamo abbastanza bravi: non spendiamo più di quanto abbiamo (e soprattutto dichiariamo). Non siamo ricchi, ma nemmeno poveri. E con il fisco ci comportiamo discretamente, anche se si potrebbe fare meglio. È questo lo spaccato di Pisa e provincia che emerge da un'indagine del centro studi Sintesi per conto del Sole 24 Ore. Il quotidiano economico, in un momento in cui sono alle viste importanti novità in ambito fiscale (redditometro, federalismo), ha voluto provare a capire come si comporta l'italiano da nord a sud, mettendo a confronto il suo livello di benessere con quello che dichiara. Insomma, il paragone è tra le entrate ufficiali delle famiglie e il loro tenore di vita.
I contrasti che emergono in certe realtà sono fortissimi, mentre Pisa viaggia in media sia con l'Italia (46º posto su 103 province indagate) sia con la regione (l'indice toscano complessivo coincide esattamente con quello pisano). Il dato finale, riassuntivo delle varie voci prese in esame (dai consumi alimentari ai depositi bancari, dalle automobili di lusso alle abitazioni), colloca comunque Pisa in terreno positivo: la differenza tra redditi minimi e consumi è considerata bassa. Non ci sono discrepanze clamorose, tipo Ragusa dove sembra circolare quasi il 30% in più di auto rispetto a Genova o tipo Campobasso dove i depositi bancari surclassano quelli di Torino. In effetti, il quadro che emerge è quello di una spaccatura dell'Italia: quasi tutte le regioni settentrionali viaggiano su un livello di consumi inferiore al reddito, mentre dal Lazio in giù e nelle isole si verifica il contrario, facendo pensare ad un fenomeno di redditi sommersi (legati soprattutto al lavoro irregolare) assai diffuso.
Lo studio ha considerato sette indicatori di consumo (proprio quelli del nuovo redditometro), relativi a cifre ufficiali del 2008, messe a paragone con il 2006. Vediamo Pisa come si è comportata, premettendo che nella classifica delle province virtuose la nostra sale di dieci posizioni, consolidando sempre più il suo centro classifica, con un quarto posto toscano dietro Siena, Prato e Lucca. Anzitutto va detto che Pisa è sotto la sua media complessiva per quanto riguarda il reddito procapite: 56ª posizione con poco meno di 19mila euro. Andando ad analizzare singolarmente le sette voci, si nota come sia sostanzialmente una a portare la nostra provincia in basso: la variazione media negli ultimi tre anni dei depositi bancari (dati Banca d'Italia). Con una percentuale di appena il 2,19 Pisa non va oltre il 74º posto nazionale: da parte, in altre parole, non riusciamo a mettere granché. Performance migliori negli altri campi presi in esame.
Per quanto riguarda la spesa relativa al consumo di beni alimentari da parte delle famiglie in un anno (in rapporto alla popolazione residente, dati istituto Tagliacarne), Pisa è 35ª. Stesso livello per il consumo di energia elettrica delle famiglie in chilovattora annui (dati elaborati da Terna). Decisamente alto il contributo che i pisani danno alle multinazionali del petrolio, visto che alla voce consumo carburante (litri procapite di benzina e gasolio acquistati sulla rete stradale ordinaria, dati del ministero dello Sviluppo) si sale fino alla 20ª posizione. Si circola parecchio, ma senza esagerare con le automobili di lusso: considerando il numero di autovetture di cilindrata superiore o uguale ai 2.000 cc (dati Aci) non si va oltre la 41ª posizione, mentre ad ulteriore conferma di una certa dipendenza dall'auto arriva il 28º posto per il numero di autovetture circolanti ogni 100 residenti (Aci). Buona anche la percentuale di abitazioni di pregio (cioè appartenenti alle categorie catastali A1, A8 e A9; dati Omi) sul totale di quelle presenti sul territorio.
I contrasti che emergono in certe realtà sono fortissimi, mentre Pisa viaggia in media sia con l'Italia (46º posto su 103 province indagate) sia con la regione (l'indice toscano complessivo coincide esattamente con quello pisano). Il dato finale, riassuntivo delle varie voci prese in esame (dai consumi alimentari ai depositi bancari, dalle automobili di lusso alle abitazioni), colloca comunque Pisa in terreno positivo: la differenza tra redditi minimi e consumi è considerata bassa. Non ci sono discrepanze clamorose, tipo Ragusa dove sembra circolare quasi il 30% in più di auto rispetto a Genova o tipo Campobasso dove i depositi bancari surclassano quelli di Torino. In effetti, il quadro che emerge è quello di una spaccatura dell'Italia: quasi tutte le regioni settentrionali viaggiano su un livello di consumi inferiore al reddito, mentre dal Lazio in giù e nelle isole si verifica il contrario, facendo pensare ad un fenomeno di redditi sommersi (legati soprattutto al lavoro irregolare) assai diffuso.
Lo studio ha considerato sette indicatori di consumo (proprio quelli del nuovo redditometro), relativi a cifre ufficiali del 2008, messe a paragone con il 2006. Vediamo Pisa come si è comportata, premettendo che nella classifica delle province virtuose la nostra sale di dieci posizioni, consolidando sempre più il suo centro classifica, con un quarto posto toscano dietro Siena, Prato e Lucca. Anzitutto va detto che Pisa è sotto la sua media complessiva per quanto riguarda il reddito procapite: 56ª posizione con poco meno di 19mila euro. Andando ad analizzare singolarmente le sette voci, si nota come sia sostanzialmente una a portare la nostra provincia in basso: la variazione media negli ultimi tre anni dei depositi bancari (dati Banca d'Italia). Con una percentuale di appena il 2,19 Pisa non va oltre il 74º posto nazionale: da parte, in altre parole, non riusciamo a mettere granché. Performance migliori negli altri campi presi in esame.
Per quanto riguarda la spesa relativa al consumo di beni alimentari da parte delle famiglie in un anno (in rapporto alla popolazione residente, dati istituto Tagliacarne), Pisa è 35ª. Stesso livello per il consumo di energia elettrica delle famiglie in chilovattora annui (dati elaborati da Terna). Decisamente alto il contributo che i pisani danno alle multinazionali del petrolio, visto che alla voce consumo carburante (litri procapite di benzina e gasolio acquistati sulla rete stradale ordinaria, dati del ministero dello Sviluppo) si sale fino alla 20ª posizione. Si circola parecchio, ma senza esagerare con le automobili di lusso: considerando il numero di autovetture di cilindrata superiore o uguale ai 2.000 cc (dati Aci) non si va oltre la 41ª posizione, mentre ad ulteriore conferma di una certa dipendenza dall'auto arriva il 28º posto per il numero di autovetture circolanti ogni 100 residenti (Aci). Buona anche la percentuale di abitazioni di pregio (cioè appartenenti alle categorie catastali A1, A8 e A9; dati Omi) sul totale di quelle presenti sul territorio.
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