Sicurezza
Aumentano gli italiani alle mense dei poveri
Nicola Gennai
◗
MENSA DEI POVERI Italiani e stranieri ieri in attesa in via Mazzini Molti gli affamati dall'Europa dell'Est che bussano alla Caritas
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Accenti maghrebini, italiani, dell'ex Unione Sovietica. Giovani, anziani e di mezza età. Donne e uomini. Tutti in fila in attesa di un pasto, che, col giungere del caldo è consegnato al sacco. Il menu? Spesso pasta fredda e un panino. Siamo alla mensa dei poveri di via Mazzini, dove le differenze di genere, età e nazionalità si annullano. Dove la povertà unisce e la fame stringe lo stomaco. Organizzata dalla Caritas all'interno degli spazi messi a disposizione dal Cottolengo, la mensa dei poveri funziona tutto l'anno, senza soste. Adesso che siamo in estate, l'apertura è prevista alle 12.30, mentre in inverno la distribuzione dei pasti inizia mezzora prima. Da ottobre a giugno è attiva per il pranzo anche la mensa di San Francesco, mentre da ottobre ad aprile, nella terza sede di Santo Stefano, viene servita anche la cena. Davanti al portone di via Mazzini stanno una cinquantina di persone, tutte affamate e munite dell'apposito buono per poter mangiare. Come funziona il meccanismo per usufruire della mensa ce lo illustra Miretta Falaschi, operatrice della Caritas. «Per avere diritto al pasto bisogna recarsi al Centro di Ascolto Caritas. Qui si svolgono degli incontri per avere un quadro più completo sulle varie situazioni personali. Non vi sono troppe discriminanti, a quasi tutti coloro che fanno richiesta viene garantito l'apposito buono da presentare alla mensa». Con riguardo ai buoni vi sono comunque alcune regole da rispettare, per evitare di creare situazioni spiacevoli. «Chi si assenta per più di due giorni senza giustificazioni - spiega Miretta - perde automaticamente il "posto", e deve così ripresentarsi al Centro di Ascolto per ottenere il rinnovo dei buoni». C'è anche chi, magari per sentito dire, si presenta direttamente alla mensa senza aver prima ricevuto l'apposito tagliando per mangiare. «Molte persone non sanno che per ricevere il pasto bisogna prima passare dal Centro di Ascolto. In questi casi, distribuiamo ai "novizi" i pasti in avanzo, spiegando poi loro in che modo mettersi in regola». Mentre la signora Miretta finisce di parlare, ecco che il pulmino della Caritas, con a bordo i pasti del giorno, varca la soglia del Cottolengo. Vista la grande quantità di razioni da consegnare, un altro volontario, Francesco, aiuta l'operatrice a scaricare le buste. Anche chi scrive si ritrova alla fine a dare (molto volentieri) una mano. Poco dopo, una volta aperto il portone che dà su via Mazzini, comincia la distribuzione dei pasti. Uno alla volta, coloro che avevano pazientemente aspettato questo momento, si fanno avanti e, buono in una mano, documento di riconoscimento nell'altra, ricevono l'agognato pranzo. La signora Miretta segna su un apposito registro le presenze del giorno, mentre Francesco consegna il pranzo al sacco. «D'inverno la mensa si svolge nei locali interni - spiega il volontario - e l'affluenza è un pochino più bassa, visto che sono aperte anche le altre due sedi» Una donna senza buono rimane a bocca asciutta. Le razioni sono finite. Sorge un piccolo diverbio, che si risolve però rapidamente. Situazioni del genere non sono però inedite, visto che, come spiega Miretta, «capita di frequente che vi siano delle discussioni, specie sulla questione dei buoni. Spesso si risolvono in un bicchier d'acqua, ma in inverno a cena è capitato di avere a che fare con alcune persone ubriache che mi hanno costretto a chiamare la polizia». Prima di lasciare la disponibilissima Miretta, le chiediamo lumi circa la provenienza dei frequentatori della mensa. Secondo l'operatrice, «gli italiani sono in costante aumento. Vi sono anche alcuni giovani. Vengono qui anche molte persone dell'Europa dell'est, anche se in estate sono quasi solo uomini, visto che le donne trovano lavoro come badanti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
