Il Tirreno

Pisa

Ma la città è sempre più studenti-dipendenti

Ca.Ve.
Una immagine della movida notturna e un tratto del lungarno Pacinotti
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Una immagine della movida notturna e un tratto del lungarno Pacinotti

Ben 31 bar e pub in un fazzoletto di pochi metri quadri in centro

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 PISA.Trentuno bar in un fazzoletto di strade e piazze nella sola zona che va da Piazza delle Vettovaglie al Lungarno Pacinotti. Ma se la cifra sembra di per sé già alta, evidentemente la movida studentesca sembra esser l'unica fetta di mercato appetibile visto che in Piazza delle Vettovaglie è stato inaugurato pochi giorni fa, un nuovo bar e stessa cosa dicasi per un altro in Lungarno Pacinotti.  Sempre sullo stesso lungarno, tra un paio di settimane aprirà un altro bar che andrà a sostituire un negozio di bigiotteria gestito una volta da cinesi. Una Pisa dunque sempre più studente-dipendente ma non solo perché basta frequentare un po' Piazza delle Vettovaglie e capire che è vivacizzata da ragazzi che vengono da Riglione, Cascina e Pontedera. Scendendo nel dettaglio della distribuzione dei bar nella zona di Tramontana, in quel fazzoletto che va da Piazza delle Vettovaglie a Piazza S.Omobono, i bar-pub sono 14. Pochi metri più in là in Piazza Garibaldi i bar sono tre, e sempre tre sono i locali nella contigua via dei Mercanti, locali che hanno doppio ingresso e che si affacciano anche sul Lungarno Pacinotti. Da via Mercanti si accede in Piazza della Berlina dove i locali sono altri tre e sul lungarno Pacinotti nel tratto che va da Piazza Garibaldi a poco oltre Piazza della Berlina, i bar ammontano ad 8 in una settantina di metri. In totale abbiamo contato 31 locali distribuiti in meno di un ettaro e cioè su 9500 m/q. Da questo conteggio abbiamo escluso un altro aspetto economico della vita notturna pisano/ studentesca e cioè le pizzerie, le piadinerie, ed i kebab. Così come sono stati esclusi tutti i bar disseminati lungo Borgo Stretto, Borgo Largo, Largo Ciro Menotti e via S.Francesco.  «Il mercato spinge in questa direzione - dice Marco Sbrana della Confesercenti - ma pensare di continuare ad aprire bar e soprattutto di mantenerli in vita, è forse più un'illusione che una realtà perché i consumi diminuiscono ed i costi di affitto di fondi con le spese per rendere fruibile l'esercizio al pubblico sono in crescita».  Avvertimenti arrivano anche dal direttore dell'Ascom, Federico Pieragnoli che dice: «E' vero. Quello dei bar e dei pub è un fenomeno in crescita nonostante la crisi ma bisogna vedere quanto durerà questo trend positivo così come bisogna sfatare le false chimere della facilità di aprire un bar perché in molti si indebitano e non fanno seri business plan così da dover chiudere il proprio locale dopo due anni». «Un serio business plan - spiega Pieragnoli - vuol dire prevedere di ammortizzare le spese di apertura e di gestione in almeno dieci anni e quindi devono essere previsti adeguati investimenti nel lungo periodo anche nella gestione». Come dire che non bastano diecimila euro per tentare la sorte del tirare a campare con un bar e sperare nei flussi turistici e studenteschi. Sia Confesercenti che Ascom chiedono di arrivare presto ad un piano che regolamenti gli esercizi commerciali di somministrazione di bevande alcoliche.  «Stiamo lavorando contemporaneamente su due fronti - interviente prontamente l' assessore al commercio Giuseppe Forte -. Il primo punto riguarda la revisione del regolamento edilizio per gli standard qualitativi degli esercizi di somministrazione nel centro storico, piano che sarà pronto a fine anno». «Il secondo punto su cui lavoriamo - continua Forte - è più complesso perché riguarda un vero e prorio piano programmatico delle funzioni per poter meglio gestire la liberalizzazione che si è avuta in questi anni». «L'apertura di nuove attività commerciali - conclude Forte - è da salutare positivamente ma concordo con le associazioni di categoria quando avvertono sull'investire in maniera oculata e guardando al lungo periodo»

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