Il Tirreno

Pisa

I Balcani alle porte della città

Giovanni Parlato
I Balcani alle porte della città

Macedoni, kosovari, bosniaci: tre etnie che si odiano vicini di casa

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 COLTANO. Avrebbero dovuto essere contenti di quelle case nuove, con tanto di luce, riscaldamento e acqua calda. Invece, i nomadi sono imbestialiti. E urlano, i più giovani, contro vigili urbani, poliziotti e carabinieri. Contestano gli alloggi assegnati: chi voleva la casa più grande, chi la voleva al piano terra, chi ad angolo e non nel mezzo. È un gran casino. Ma, soprattutto, ci sono tre etnie che si odiano fra loro. I kosovari non vogliono come vicini i macedoni e i macedoni meno che mai vogliono stare a fianco dei kosovari. Sono gli strascichi di una faida che ha fatto decine di arresti nel 2008. E ci sono anche i bosniaci che vogliono stare per conto loro. Invece, nell'assegnazione di questi alloggi, queste tre etnie sono state shakerate e poi riversate secondo la disposizione dei nuclei familiari e degli immobili.  Se prima queste famiglie vivevano nella sporcizia e nelle baracche, almeno il campo aveva una logica, era stato costruito senza mischiare le etnie che restavano separate le une dalle altre. Ora si ritrovano insieme, e questo non va giù a nessuno.  «Qua, prima o poi ci scappa il morto», dice Zaiko Halilovic, 81 anni, il più vecchio del campo che guarda la sua gente con gli occhi socchiusi per il sole che acceca. «Simone, quello del Comune, ha sbagliato - dice Zaiko Halilovic -. Noi siamo bosniaci e da 21 anni viviamo a Pisa. Dovevano mettere tutti gli Halilovic da una parte, le famiglie kosovare fra loro e i macedoni da un'altra parte. Così, sì, saremmo stati bene. Invece, c'è gente che la notte beve e si ubriaca, c'è chi accende la radio, c'è chi fa confusione e chi vuole stare in pace. Hanno sbagliato tutto».  Afrodita Bunjailu è una donna kosovara di 26 anni, madre di cinque figli col più piccolo afferrato alle vesti. «Mi hanno dato una casa con due stanze, in famiglia siamo in sette, ma dove ci mettiamo? Devo dormire con mio marito e i figli nella stessa stanza. Mentre a quella famiglia in sette come noi (una famiglia macedone, ndr) hanno dato una casa con le stanze sopra e sotto. Per quale motivo? Perché hanno dato una casa piccola a noi? Perché siamo kosovari, ecco perché!».  Le più agguerrite sono le donne, quelle che devono stare dietro ai figli piccoli. Come Sevdije Hamiti, 23 anni e tre bambini: «Mi hanno dato due stanze al primo piano. Io avevo chiesto di stare al piano terra. Ho una bambina piccola che è già caduta dalle scale e l'ho portata all'ospedale. Eppure a me il Comune mi conosce bene. È dai tempi dell'assessore Macaluso che mi conoscono, per il Comune ho fatto l'interprete e ho aiutato i bambini a fare i compiti nel dopo-scuola. Ora ho anche un bambino di 25 giorni, come cresce non posso lasciarlo solo, le scale sono pericolose».  Le forze dell'ordine sono all'interno delle case delimitate da un muro di recinzione e un cancello. Fanno entrare anche noi. Una donna nomade sta litigando con un vigile, poi interviene una vigilessa. Hanno fatto entrare questa donna per mostrare la casa che le è stata assegnata. Non la vuole o, meglio, non vuole stare sotto con sopra una famiglia di altra etnia. «Fanno casino la notte e poi scopano e fanno rumore e io non li voglio sentire. Poi gettano giù dal balcone quello che capita», dice la giovane donna.  

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