Il dolore
Patteggia un manager pisano
Fra. Go.
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La sede dellAgrideco a Scarlino Un anno per lo scandalo dei rifiuti a Follonica
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FOLLONICA. Mischiavano i rifiuti per renderli apparentemente meno velenosi. Taroccavano i formulari delle analisi e le bolle per il trasporto. Poi li depositavano in discariche non abilitate. Dei 23 arrestati a febbraio nell'ambito dell'operazione del Noe "Golden rubbish", Claudio Meocci, amministratore della Rifitalia, è stato il primo ad andare davanti al giudice. Meocci, nato a Livorno 70 anni fa, vive a Pisa, dove ha sede la Rifitalia: ha patteggiato una pena di un anno con la condizionale. Ed ha ottenuto anche la restituzione del telefono cellulare e delle 4 agende che erano state sequestrate al momento dell'arresto. L'amministratore della Rifitalia (difeso dagli avvocati pisani Luca Degl'Innocenti e Gianna Borghesi) era stato accusato di aver falsificato atti pubblici oltre ai registri della sua società in concorso con gli altri imputati: con Rosi, Lattanzi e Meneghetti, amministratori e soci dell'Agrideco, l'azienda di Scarlino dove morì Doru Martin, l'operaio investito dall'esplosione delle bombolette spray che in quell'impianto non sarebbero dovute finire. Come le 750 tonnellate di rifiuti speciali pericolosi che nel 2008 arrivarono dallo stabilimento di Servola della Lucchini alla discarica dell'Asiu di Piombino. Meocci, insieme a Stefano Rosi, presidente di Agrideco, Paolo Meneghetti, consigliere della società come il piombinese Federico Lattanzi, avrebbero fatto da intermediari tra tutte le aziende che sono state coinvolte nell'indagine, insieme a tre manager del gruppo Marcegaglia, compreso il numero uno Steno. Attraverso la Rifitalia, Meocci, secondo l'accusa, organizzava i trasporti di rifiuti pericolosi indicando nel formulario che veniva poi presentato in discarica dati incompleti o inesatti. Ma anche certificazioni delle analisi chimiche sui materiali taroccate. Rifiuti pericolosi. Le grandi aziende del nord gruppo Marcegaglia, Procter & Gamble e Lucchini-Severstal si sarebbero servite della Agrideco di Follonica e della Rifitalia, per abbassare il prezzo dello smaltimento. Così, secondo gli investigatori, avevano messo in piedi questo sistema di false "bolle" per far finire i rifiuti pericolosi nelle discariche che venivano individuate. Claudio Meocci, per il gip Pietro Molino, avrebbe anche realizzato, con la complicità degli altri imputati, alcune discariche abusive usate per movimentare e compattare 370mila tonnellate di rifiuti. Tra cui tremila tonnellate di fanghi gestiti appunto direttamente dalla Rifitalia.
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