La manifestazione
«Quattro milioni persi»
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Da sinistra Pieragnoli e Ciappi direttore e presidente di Ascom La Fipe Confcommercio: è il giro d'affari sottratto dalle sagre ai pubblici esercizi
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PISA. Secondo un sondaggio della Fipe Confcommercio, in oltre cento pubblici esercizi della provincia di Pisa, il giro d'affari di sagre e circoli privati sottrae loro oltre 4 milioni e mezzo di euro. Per il 94,4% dei titolari di pubblici esercizi, le maggiori criticità evidenziate dalle sagre sono il mancato rispetto delle regole igienico-sanitarie, fiscali e del lavoro (94,4%) e uno scarso coinvolgimento degli operatori locali (33,3%). In provincia di Pisa si organizzano una media di 20 giorni di sagre per comune ogni anno, per un numero medio annuo di giorni di sagre pari a 780 giorni. In termini assoluti, sagre e feste paesane sono più di cento ogni anno nella nostra provincia. Federico Pieragnoli, direttore di Confcommercio, commenta: «Questi dati, stiamo parlando di oltre 4 milioni di euro di mancati introiti per la ristorazione tradizionale, indicano quanto il fenomeno, troppo diffuso, delle sagre incida negativamente sugli affari e sulle prospettive di lavoro dei pubblici esercizi. Come Confcommercio siamo per il pieno sostegno alle sagre di qualità, che valorizzano i prodotti tipici di un territorio e arricchiscono l'offerta enogastronomica complessiva. Ma siamo fermamente contrari alle sagre di scarso valore, improvvisate e create solo per eludere le normative di carattere igienico-sanitarie, fiscali e del lavoro, vere e ingiustificate forme di somministrazione parallela e di elusione delle regole. Riteniamo importante che le amministrazioni locali redigano un calendario ufficiale delle sagre di qualità autorizzate e comincino a vietare tutte le altre che con il territorio, la tradizione e i prodotti tipici non hanno nulla da spartire». Ed ecco, secondo Confcommercio, che a Pisa è presieduta da Luca Ciappi, quali sono le richieste dei pubblici esercizi della nostra provincia: combattere la concorrenza sleale di sagre e agriturismo; fare più controlli sui prodotti somministrati; far rispettare le normative, quelle fiscali comprese; diminuire la durata delle manifestazioni; limitare le autorizzazioni, incentivando le sagre di qualità e impedendo quelle di scarso o nullo valore; autorizzare le feste e le sagre solo fuori della stagione turistica.
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