Il Tirreno

Pisa

Caccia ai due fuggitivi, ma senza risultati

Candida Virgone
Roland Dedja
◗
Roland Dedja

Intanto il presidente della Provincia scrive al ministero e al Dap

2 MINUTI DI LETTURA





 PISA. Spariti nel nulla, volatilizzati. Non c'è traccia di due detenuti albanesi, uno in carcere per omicidio, Roland Dedja, l'altro per tentato omicidio, Bledar Shehu, evasi lunedì all'ora di pranzo dal carcere. Il primo 26 anni ad ottobre, il secondo 27, sono ritenuti molto pericolosi.  Al lavoro su questa clamorosa evasione, «annunciata» come dicono i sindacati, alludendo alle carenze strutturali e di organico del Don Bosco, ci sono polizia e carabinieri: il sospetto degli inquirenti è che i due si siano nascosti in zona e che attendano ovviamente tempi migliori per far perdere definitivamente ogni loro traccia. Di certo hanno appoggi.  Due inchieste procedono parallele: quella della procura, coordinata dal pm Giancarlo Dominijanni, e quella del Dap, dipartimento amministrazione penitenziaria, che ha visto al lavoro a Pisa il capo dell'ispettorato, Francesco Cascini. Decine di detenuti sono stati ascoltati dagli inquirenti, mentre fondamentale è apparsa anche la testimonianza di un medico legale dell'Asl 5, Lisa Perugino, a cui gli evasi in fuga hanno rapinato l'auto, una Chrysler Cherokee grigia (targata DR399GG) con cui sono fuggiti verso il Lungomonte. Sull'auto della professionista c'era la sua borsa con chiavi di casa, portafogli, carte di credito, libretto degli assegni, pratiche medico-legali e il cellulare; ma il telefono sarebbe stato staccato subito dopo la fuga, proprio per evitare di essere localizzati via satellite.  Per il Dap restano da chiarire i cavalli di Troia di questa incredibile fuga, emula di Papillon o del Conte di Montecristo: perché l'impianto antiscavalcamento - che a detta di Maria Pia Giuffrida, provveditore regionale del Dap, non era guasto - non abbia suonato, chi abbia gettato dalle celle nel cortile dell'aria le lenzuola servite per l'evasione, perché non abbiano funzionato i controlli, perché non ci fosse il calcolo della biancheria distribuita.  Per il momento nessun provvedimento è stato preso, mentre i sindacati degli agenti penitenziari temono che a cadere siano le solite teste, come è accaduto per l'evasione di Lecco. Nel fornire la targa dell'auto della fuga, polizia e carabinieri avvisano chiunque l'avvisti a non prendere alcuna iniziativa, vista la pericolosità dei soggetti, ed a rivolgersi direttamente a loro, 112 o 113. Intanto ieri il presidente della Provincia, Andrea Pieroni, ed il quello della 4ª commissione consiliare, Massimiliano Casalini, hanno inviato al ministro Angelino Alfano ed al capo del Dap, Franco Ionta, una lettera, in cui si sottolineano la necessità delle risorse mancanti e promesse, i deficit strutturali del Don Bosco, sottovalutati per mancanza di fondi, l'insostenibile sovraffollamento e il personale ridotto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa