Sicurezza
«Così mi hanno rapinato e sono fuggiti»
Candida Virgone
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Roland Dedja La dottoressa dell'Asl aggredita ricostruisce gli attimi in balìa dei malviventi
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PISA. «Sulle emozioni che provo preferisco non soffermarmi». Non vuol raccontare cosa ha provato Lisa Perugino. La dottoressa che si è trovata davanti i due evasi in fuga e che è diventata per pochi secondi loro ostaggio parla solo dell'aggressione, ricorda tutto, per quanto sia stato più lo shock che le contusioni riportate a invogliare i medici a portarla in ospedale. Volterrana, 38 anni, medico legale all'Asl 5, ricostruisce la sua avventura, quei pochi istanti in cui è rimasta in balìa di Roland Dedja e Bledar Shehu, i due albanesi di 26 e 27 anni scappati dal carcere Don Bosco lunedì mattina, all'una e mezza, scavalcando due mura di cinta, parte a mani nude e parte con la classica tecnica del lenzuolo. «Stavo uscendo dal presidio di via Garibaldi - ricorda - per andare verso un altro ufficio: ho preso la mia Jeep Cherokee (targa DR399GG) parcheggiata all'interno e mi sono diretta verso l'uscita. All'altezza della sbarra, che è sempre alzata, mi si è parato davanti quello con la fossetta al mento (ndr: Dedja). Si è messo davanti al cofano della macchina, come per bloccarmi, mentre il complice saliva a bordo dalla parte del passeggero. Prima che potessi capire cosa succedeva, l'altro è balzato alla mia portiera, l'ha aperta e mi ha tirato le braccia per farmi scendere. Ho cercato di resistere per qualche secondo, ho stretto le mani al volante, ma non c'è stato niente da fare. Mi hanno strattonato con violenza e gettata a terra. Sono scappati con la mia macchina e la borsa che era sul sedile anteriore: dentro c'erano il portafogli ed il cellulare, le chiavi di casa, più tutte le pratiche relative alla mia professione, perizie medico-legali in atto. Un danno notevole anche per quello: mi hanno portato via tutto il lavoro che stavo svolgendo. Venendo tutti i giorni da Volterra a Pisa, praticamente la mia auto è una sorta di ufficio viaggiante. Meno male che avevo lasciato a casa il computer, altrimenti avrei perso anche i dati contenuti nel pc. Purtroppo davanti a me non c'era nessuna macchina, dietro forse qualcuno è arrivato subito dopo. Ho iniziato ad urlare, a chiedere aiuto e a quel punto sono accorse alcune persone. Ma i due erano scappati dalla parte della rotatoria all'altezza di via Luzzatto. Ora sto meglio: i medici mi hanno dimesso con un referto di 10 giorni. Spero di dimenticare presto questa brutta avventura». «Mia moglie è una persona molto forte - racconta il marito di Lisa, Paolo Orazzini, assicuratore a Volterra -, ma lo choc è stato forte, ovviamente. Mi hanno telefonato dicendo che l'avevano rapinata ed era in ospedale. Chiaramente mi sono spaventato, sono corso dai carabinieri che mi hanno tranquillizzato: lei stava bene. Quando ho saputo con chiarezza di cosa si trattava, sono rimasto inebetito: ho dovuto subito cambiare la serratura di casa e comprare un nuovo cellulare per mia moglie. Una volta all'ospedale si è subito ripresa, era più tranquilla. Tutto sommato, secondo me, nella sfortuna di essersi imbattuta in quei due, è andata bene, perché in queste cose non si sa mai cosa può accadere...». Anche la scena della rapina, come alcune fasi della fuga, è stata ripresa da un vicino impianto di videosorveglianza. La dottoressa Perugino era già stata ascoltata dagli inquirenti, a cui aveva raccontato le fasi della rapina. Una brutta storia che difficilmente potrà cancellare dalla memoria. ALTRO SERVIZIO A PAGINA 2
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