Il Tirreno

Pisa

Applausi dei detenuti al sopralluogo degli inquirenti

C.V.
Giancarlo Domijanni
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Giancarlo Domijanni

Procedono parallele le inchieste della procura e del Dap: al vaglio i punti deboli del carcere

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 PISA. Due i talloni d'Achille che hanno facilitato l'«evasione annunciata», come è stata definita dai sindacati degli agenti penitenziari: «Una tettoia, quella degli spogliatoi del campetto di calcio, nel cortile del passeggio, che raggiunge quasi il muro dell'intercinta e che ha permesso ai due detenuti albanesi di salire e scavalcarlo, e i fili volanti e le strutture varie relative ad un impianto di condizionamento delle garitte lasciati penzolare lungo il secondo muro, nella parte interna, che hanno aiutato la seconda scalata».  Queste le prime conclusioni di Francesco Cascini, il capo dell'ispettorato del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria), giunto a Pisa dopo la rocambolesca evasione. Ora sul posto, al Don Bosco, a completare le pratiche dell'indagine interna sono rimasti due ispettori del Dipartimento. Al vaglio dell'inchiesta i turni di sorveglianza, la carenza annosa e concreta di personale, l'organizzazione delle lenzuola, pare nel caos, dato che molti detenuti si portano le loro da casa e non ci sarebbe un inventario preciso sul numero di capi assegnati. Quelle servite per la fuga, comunque, come avevamo scritto sull'edizione di ieri, sarebbero state lanciate nel cortile dalle finestre delle celle. Per sondare le chiare complicità interne, difficili da dimostrare, sono stati ascoltati dagli ispettori del Dap una ventina di detenuti. Lunedì sera, il sopralluogo degli inquirenti sullo scenario della fuga è stato salutato con un lungo applauso dei reclusi appostati dietro le sbarre.  L'inchiesta della procura, coordinata dal pm Giancarlo Dominijanni, procede parallela a quella del Dap e vede al lavoro incessantemente carabinieri e polizia. Dell'auto e dei due evasi, chiaramente nascosti da qualche parte in attesa di tempi migliori, per il momento nessuna traccia. Ieri mattina in carcere è arrivata Maria Pia Giuffrida, provveditore regionale del Dap. «Mi risulta - ha detto - che il sistema di allarme antiscavalcamento fosse regolarmente in funzione». C'è da chiedersi solo perché non abbia suonato.

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di Redazione web