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Aliquota unica, Pisa ci rimette
Federalismo fiscale: due milioni a rischio per le casse del Comune
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PISA. Un'aliquota unica, pari al 23%, anziché i soliti "scaglioni", per le tasse sugli affitti. E così il Comune di Pisa rischia di veder "sparire" dalle proprie casse oltre 2 milioni di euro. Il federalismo fiscale cerca di muovere i suoi primi passi. Ma i conti ancora non tornano. L'architrave della manovra è costituita dalla nuova tassa unica sulla casa, dove una parte è rappresentata proprio dall'Irpef sugli affitti. Il Sole 24 Ore, dopo l'annuncio del ministro per la semplificazione, il leghista Calderoli, ha provato a vedere l'effetto che fa. Premesso che al di là degli annunci la materia è ancora tutta da costruire, le conseguenze pratiche lasciano al momento interdetti. «Non mi sembra una bella soluzione», commenta l'assessore al bilancio Giovanni Viale. Il federalismo fiscale prevede l'imposta unica sulla casa (eccetto la prima): di fatto le varie imposte sugli immobili, che finora andavano all'erario o agli enti locali, confluiranno tutte nelle casse dei municipi; lo Stato si rifarà togliendo la cifra equivalente dai trasferimenti. Questo è il meccanismo alla base di tutto. Ora insieme ai decreti attuativi del federalismo compare anche l'ipotesi di questa cedolare secca. Il vantaggio per i proprietari immobiliari con i redditi più sostenuti si percepisce al volo (pagheranno di meno). Ma ai Comuni viene a mancare una certa somma sicura. Il Sole 24 Ore ha fatto le simulazioni per capire le differenze. Quella relativa a Pisa è già emblematica. Il gettito Irpef attuale proveniente dalla nostra città, dichiarazioni dei redditi alla mano, ammonta ad oltre 9 milioni di euro. Con l'introduzione della cedolare al 23% tale gettito scenderebbe a 7 milioni. La differenza sarebbe non da poco: 2,2 milioni di euro. E il Comune cosa dovrebbe fare? Coprirà tutto lo Stato nel giro dei trasferimenti? Su questo fronte c'è poca chiarezza. Il fatto è che la novità della cedolare secca dovrebbe funzionare come molla per incoraggiare l'emersione del "nero". In Italia si stima che ci siano 500mila case nel gorgo dell'evasione. A Pisa l'Irpef evaso sarebbero intorno ai 675mila euro. Più in generale si nota uno stacco tra Nord e Sud clamoroso: 34% nel Meridione, tra il 4 e il 10% al Centro-Nord. La cedolare, nei comuni dove l'evasione è più diffusa, può portare benefici. Al contrario, nelle realtà dove il "nero" è contenuto, il gettito è a rischio. A Pisa, il Sole ha calcolato che, per colmare la differenza tra Iperf attuale e cedolare, si dovrebbe riuscire ad ottenere un'emersione di quasi il 400% dell'attuale. Un obiettivo quattro volte impossibile. I risultati anti-evasione della riforma sono dunque tutti da verificare. In media, per evitare perdite di gettito i Comuni dovrebbero scovare il 56,5% degli evasori. Il problema però è che le cifre spaccano l'Italia in due: una metà, Pisa compresa, dove si toccano le percentuali dell'assurdo; nell'altra metà, al Sud, il recupero invece sarebbe più facile. «Ma se una persona ora evade perché sull'affitto deve pagare il 27% di aliquota, per quale ragione dovrebbe improvvisamente avere voglia di fare una denuncia che costa il 23%?», è il dubbio di Viale.
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