Il Tirreno

Pisa

Confesercenti al Comune «Serve un regolamento»

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 PISA. «Un regolamento comunale per le sagre che disciplini la loro durata, la specificità dei prodotti e soprattutto coloro che le organizzano; è inammissibile infatti vedere privati o addirittura associazioni create ad hoc solo per gestire economicamente questi eventi». Questa la presa di posizione della Confesercenti sul fenomeno tutto estivo delle sagre. Il direttore Marco Sbrana ha scritto all'amministrazione comunale di Pisa per mettere un freno al dilagare delle sagre, proponendo anche un regolamento.  «La somministrazione temporanea di alimenti e bevande avviene, sempre più spesso, in manifestazioni che non hanno nessun ritorno per il territorio, ma che producono cospicui proventi per gli organizzatori (spesso associazioni non meglio identificate) che li incassano praticamente esentasse - dice il direttore -. La nostra associazione non è assolutamente contraria alle feste e alle sagre tradizionali; quelle, per intenderci, organizzate dalle parrocchie, dalle pro-loco, dai partiti o dalle associazioni di categoria e che, di solito durano uno o due fine settimana e che, in più di una circostanza, richiamano cittadini dai comuni limitrofi incrementando anche le attività di somministrazione tradizionali».  Per la Confesercenti queste sagre improvvisate fanno concorrenza sleale verso quelle attività che tutto l'anno sono sottoposte a regole ferree per l'igiene e la sicurezza senza considerare gli altri costi di gestione. Ancora Sbrana: «La nostra contrarietà è nei confronti degli eventi che nulla hanno di tradizionale ma, al contrario, hanno molto di commerciale».  La Confesercenti ha anche predisposto una bozza di regolamento. Tra i punti più importanti l'individuazione dei soggetti autorizzati a organizzare sagre (ai privati sarebbero concessi solo eventi legati a concerti o spettacoli), l'obbligo di legare i menù al prodotto tipico della sagra e soprattutto la durata; non più di dieci giorni consecutivi per iniziative organizzate da partiti politici o sindacati, non più di tre giorni per gli altri soggetti, giorni da definire in un calendario annuale. «Un regolamento del genere - conclude Sbrana - non limiterebbe il valore sociale delle sagre e sarebbe un giusto mix con le attività tradizionali».

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di Redazione web