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Pisa

Marocchino annega in Arno

Una veduta del Ponte di Mezzo
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Una veduta del Ponte di Mezzo

«Non ho paura di morire», cade dal ponte di Mezzo

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 PISA. Gridava: «Non ho paura di morire, non ho nessuna paura di morire». Poi si è gettato dal ponte di mezzo in Arno, trovando in pochi minuti una orribile morte in acqua.   Così è annegato nella notte fra martedì e mercoledì un giovane marocchino, Tarek Diep, 35 anni, sotto gli occhi dei poliziotti che erano stati chiamati da alcuni suoi connazionali.  Il giovane straniero, un clandestino, è sparito nelle acque del fiume, per riapparire poco dopo, poche centinaia di metri più in su, lato monti.  In acqua sono scesi i vigili del fuoco, che hanno ripescato il corpo e lo hanno riportato a riva, dalla parte di lungarno Gambacorti.  Il giovane straniero non dava più segni di vita. È stato il medico del 118, chiamato sul posto, a confermare che era ormai morto.  Tutto era iniziato poco dopo le 3, a due passi da Palazzo Gambacorti. Il giovane era stato visto sedersi sul parapetto centrale, in ponte di Mezzo. Minacciava di gettarsi. Diceva frasi sconnesse, senza senso. Parlava anche nella sua lingua, ad alcuni connazionali che cercavano di dissuaderlo, due africani che pare non fossero in sua compagnia ma stavano solo passando per caso, gli stessi che hanno chiesto aiuto.  In pochi minuti sul posto è arrivata una pattuglia della Squadra Volanti della questura, i cui agenti hanno cercato di entrare in contatto con il giovane, di farlo desistere dal suo proposito. Ma è stato tutto inutile. Ad un certo punto lo straniero è caduto nel fiume.  Non si sa ancora con certezza se si sia gettato o se sia proprio caduto per le condizioni in cui si trovava. Pare infatti che fosse sotto l'effetto di alcol.  Una volta caduto è stato inghiottito dal fiume, forse proprio per lo stato di offuscamento in versava o forse solo banalmente perché non sapeva nuotare.  La salma è stata composta all'istituto di medicina legale dell'università, a disposizione dell'autorità giudiziaria. È possibile che non venga disposta alcuna autopsia, perché le cause della morte sarebbero chiare.  Sul caso comunque la procura ha aperto un'inchiesta, che è coordinata dal sostituto procuratore Giovanni Porpora.

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