Il Tirreno

Pisa

In arrivo una strage di autobus

Nicola Gennai
Autobus della Compagnia pisana trasporti (Cpt)
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Autobus della Compagnia pisana trasporti (Cpt)

Con la manovra Cpt costretta a tagliare linee e decine di posti di lavoro

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 PISA. È allarme rosso per i trasporti pubblici. Dopo la fiducia votata mercoledì dal Senato, alla manovra manca solo il sì della Camera. Poi i tagli alle Regioni diverranno realtà. E con questi si realizzerà anche la pesante sforbiciata sul trasporto pubblico locale, con pesanti ricadute sia a livello occupazionale che dei servizi offerti.  Così come a livello nazionale, anche a Pisa le prospettive sono tutt'altro che rosee. A tremare sono sia coloro che quotidianamente salgono e scendono dagli autobus della Compagnia pisana trasporti, sia coloro che lavorano per la stessa Cpt.  Con l'entrata in vigore dei tagli le conseguenze certe sarebbero due: in primis un cospicuo taglio delle linee, in secondo luogo un forte numero di esuberi tra i lavoratori.  Come spiega il presidente Riccardo Bertini, che proprio ieri si è dimesso dalla carica di presidente della Cpt (vedi box a lato), «prima che venisse annunciata la portata della manovra, la Regione Toscana aveva già assegnato alle Province i finanziamenti per il settore trasporti fino al 2015. Quando i tagli sono diventati una certezza, la Regione ha però garantito il suo impegno solo fino al termine del 2010. Dal 2011 in poi il trasporto pubblico rischia di cadere nel caos». Per evitare di chiudere baracca, la Cpt sarà costretta a razionalizzare fortemente le sue spese, colpendo utenti e lavoratori. «Le alternative non sono molte - prosegue Bertini -, ci mettono con le spalle al muro. Alcune linee saranno tagliate, provocando forti disagi a chi utilizza l'autobus per gli spostamenti». Primo effetto di uno snellimento delle tratte sarebbe un certo numero di esuberi, che varierà però a seconda dell'entità effettiva dei tagli. Il quadro tracciato è inquietante: «Con una diminuzione delle risorse pari al 10%, circa 50 dipendenti rischiano il posto di lavoro. Se i tagli dovessero arrivare al 20% la cifra potrebbe raddoppiare», commenta amaro Bertini, il quale aggiunge che «la nostra società non prevede il ricorso alla cassa integrazione, ma solo un'indennità di disoccupazione. Se dovesse davvero palesarsi una situazione del genere, valuteremo la possibilità di ricorrere ad ammortizzatori sociali in deroga al nostro statuto».  Anche il sindacato lancia il proprio grido d'allarme sul futuro del trasporto pubblico. «È evidente che i tagli pongono enormi problemi occupazionali e sociali», afferma Antonio Mazza, di Filt-Cgil. Per quanto riguarda l'utenza, con i tagli «verrebbero colpite alcune categorie deboli, come pensionati e immigrati, che vedono nell'autobus il loro unico modo per spostarsi». A livello occupazionale, i numeri di Mazza sono simili a quelli forniti da Bertini: «Ci aspettiamo dalla Cpt tra i 60 e gli 80 licenziamenti».  Il sindacalista conclude con una provocazione: «Sarei curioso di sapere come la Regione ripartirà i tagli tra le Province. Non mi sorprenderei se alcune realtà più forti politicamente come Firenze venissero penalizzate in misura minore».

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