Il Tirreno

Pisa

Rebeldìa, un altro presidio

Gianluca Campanella
Un momento del presidio sotto il Comune
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Un momento del presidio sotto il Comune

I rappresentanti delle associazioni portano 31 piante sotto il Comune: «La nostra biodiversità arricchisce Pisa»

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 PISA. Arci Ragazzi, Associazione biblioteca Serantini e Progetto Rebeldìa hanno presidiato palazzo Gambacorti, ieri pomeriggio, in attesa che il consiglio comunale discutesse una proposta sugli spazi sociali in città.  Il punto è stato inserito all'ordine del giorno grazie alla raccolta di più di 150 firme di cittadini, come previsto dalla legge, e si prefiggeva di «impegnare sindaco e giunta a risolvere il problema degli spazi». L'Arci dal 2007 ottiene finanziamenti dalla Regione per una ludoteca nel difficile quartiere Cep, ma non ha un posto in cui realizzarla; la Serantini «provvisoriamente per anni due» è al complesso Maccarrone dal 1993; Rebeldìa il 20 luglio affronterà l'udienza di sfratto dalla sede di via Battisti.  I proponenti, pertanto, mostrano il paradosso: «Lo statuto del Comune di Pisa insiste sul tessuto associativo e sulla finalità culturale e aggregativa delle attività che anche noi svolgiamo. Nel contempo, c'è una mancanza di prospettiva per il futuro. Se riconoscono la nostra funzione dovrebbero anche darci uno spazio adeguato».  La protesta è molto colorita: un sole realizzato con pane di Shanghai, 31 piantine "legali" e molti cartelli di rivendicazione. I vasi con i vegetali rappresentano la «biodiversità delle 31 associazioni che costituiscono Rebeldìa e arricchiscono la vita di Pisa». Il sole, invece, riprende lo slogan della campagna «Non spegni il sole se gli spari addosso» ed è un regalo per il sindaco impegnato all'expo in corso in Cina.  L'obiettivo della discussione in consiglio è l'avvio di un dialogo con l'istituzione: «Il forum del 2005, voluto dall'amministrazione Fontanelli, è naufragato e i vari tavoli tecnici non decollano. In città manca la progettualità sui temi fondamentali come ambiente, salute e aggregazione. Poi non possiamo lamentarci se i residenti scappano altrove». Concludono le associazioni: «Cerchiamo di stimolare la discussione nell'interesse collettivo».

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