Sicurezza
Il cda rinvia le assunzioni, scatta la protesta
Gianluca Campanella
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Due momenti della protesta dei precari dellateneo I precari organizzano un presidio con ombrellone al rettorato
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PISA. Era la penultima occasione, forse addirittura l'ultima prima del 2011, quando la legge Brunetta impedirà le stabilizzazioni. La pressione era tanta: politica e sociale. Eppure, ieri, il cda dell'università si conclude con un nulla di fatto: zero assunzioni, rinviate a data da destinarsi. Due le mozioni ai voti. La prima è presentata dai rappresentanti della lista studentesca "Sinistra Per" e sostenuta da due docenti: ricalca il documento approvato in Senato Accademico il 6 luglio e mira all'emanazione del bando per 85/86 posti di ricercatore e all'assunzione a tempo indeterminato di 89 unità di personale tecnico-amministrativo. La seconda, formulata dal rettore Marco Pasquali, prevede la procedura concorsuale per 43 ricercatori e la stabilizzazione di 34 unità di personale: metà delle richieste del Senato, con l'intenzione di completare il percorso dopo aver acquisito maggiori informazioni sui finanziamenti. Affine al Senato è la posizione dei tre candidati rettore, carica che sarà rinnovata in autunno: «È il momento di assumere». E la pressione del presidente della Toscana, Enrico Rossi: «Ritireremo i fondi stanziati se non li usate per il reclutamento». Cui si aggiungerà Rifondazione Comunista affinché la giunta regionale richiami formalmente l'università. All'esterno del rettorato, i precari inscenano una protesta "balneare" con ombrelloni e striscioni: ci sono gli stabilizzandi, gli esternalizzati delle biblioteche, sindacati e studenti. Ancora, il consiglio comunale domani discuterà sui risvolti sociali della questione; e i tecnici-amministrativi hanno presentato ricorso al tribunale del lavoro contro l'accordo sottoscritto e non mantenuto da Pasquali con la direzione provinciale del lavoro. In questo clima, la prima mozione prende solo i quattro voti di chi l'ha presentata (la maggioranza richiesta è sette). "Sinistra Per", a quel punto, pensa che la seconda possa salvare il salvabile, ma non la vota per non dare una sponda all'operazione: è convinta che due fedelissimi del rettore si esprimano a favore. Invece questi si astengono e la seconda mozione ottiene cinque voti. Non passa nessuna delle due proposte. In pomeriggio, per l'ateneo gira voce che Pasquali fosse d'accordo con i "fedelissimi": provvedimento affossato, senza responsabilità diretta del rettore.
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