Proteste
Tutti a fianco dei precari
Gianluca Campanella
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Due istantanee dal confronto tra i candidati rettore Didattica e contratti, convergenza dei tre aspiranti rettori
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PISA. Nessuna promessa, «perché è facile farle», ma le "prove" dell'impegno con tutti i provvedimenti promossi nei vari organi accademici. Qualche scintilla, nei limiti del rispetto reciproco, e una convergenza su molte ricette per rilanciare l'ateneo. È il bilancio del primo incontro tra i tre candidati alla carica di rettore: nell'aula magna di Scienze Politiche, rigorosamente in ordine alfabetico, sono seduti il preside d'Economia, Massimo Augello, il prorettore alla didattica, Nicoletta De Francesco, e il prorettore ai rapporti con la Comunità europea, Paolo Miccoli. Seguiranno altri "faccia a faccia", richiesti da diverse componenti dell'ateneo: quello di ieri mattina era organizzato dai ricercatori. Introduce Ilaria Possenti, della Rete nazionale ricercatori precari, che elenca le 16 diverse tipologie di contratto a scadenza con cui sono impiegati i 1.800 collaboratori dell'università esterni alla didattica: «Ad aggravare il quadro ci penserà il ddl Gelmini». Augello non rinuncia a qualche battuta; poi descrive il ddl: «Sancisce la fine di un modello di università e introduce il vincolo del "senza aggravio di risorse"». Ma la pratica di non pagare i ricercatori che fanno didattica frontale è annosa; a chi gli chiede se è favorevole a uno stop delle gratuità, risponde: «Impossibile non riconoscere una retribuzione nei cicli di lezione, per questo ho proposto il fondo di solidarietà tra le presidenze di facoltà. Però dobbiamo sempre essere onesti: ogni operazione deve essere sostenibile. Avevo lanciato prepensionamento incentivato e "rottamazioni", a condizione che liberassero fondi per stabilizzare personale e ricercatori precari. Se il cda non assume, allora io chiederò di rivedere quei licenziamenti». Sullo stesso tema si esprime la De Francesco: «Sfondate una porta aperta! Tramite la commissione didattica ho proposto lo stop, ma il senato accademico, di cui non faccio parte, l'ha bocciata. Sono per l'unicità della funzione docente e potrei essere d'accordo sul nuovo ricercatore per 3+3 anni, unicamente se fosse la sola figura precaria e fosse propedeutica all'assunzione». La professoressa di Ingegneria evoca le sue battaglie di precaria durante il movimento del 1975-80: «Ora è peggio e sarebbe opportuno che i bilanci fossero più trasparenti. Pubblichiamoli sul sito dell'università insieme a tutte le misure che si discutono in ogni organo accademico, per stimolare il confronto e per riportare, il giorno dopo, un resoconto delle decisioni prese». Miccoli preferisce un'esposizione schematica «per rispondere in modo puntuale alle domande del pubblico», ma mette subito in chiaro che «se le maggiori preoccupazioni sono per i ricercatori a tempo determinato, dobbiamo anche rispondere a quelli di ruolo: chi vi ha preceduto ha finora mantenuto il peso più grosso e aspira a una progressione di carriera. Quindi evitate la battaglia generazionale e usiamo meccanismi di rating per promuovere i migliori. Proporrò un nucleo di valutazione esterno all'ateneo». Sull'altra richiesta, il confronto continuo, il chirurgo ricorda: «I miei pazienti mi scrivono mail e rispondo a tutti. Possiamo fare un tavolo anche sul web». Il tre si scambiano carezze. Miccoli ad Augello: «Essere primo in ordine alfabetico accresce il tuo "io"». Augello agli altri: «La gestione del rettore è stata blindata; Marco Pasquali era sulla torre d'avorio e negava il confronto, a volte chiamando la polizia. Non potete negare di essere stati suoi "ministri"». Ma sono tutti d'accordo sulla centralità della didattica interdisciplinare e su nuovi meccanismi per intercettare fondi e rispondere con produzione di servizi e ricerca.
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