Il Tirreno

Pisa

«No all'appalto per tre educatrici»

Marzia Ara
«No all'appalto per tre educatrici»

I Cobas hanno contestato la decisione dell'amministrazione comunale di San Giuliano. «Va interrotta la progressiva precarizzazione del lavoro»

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 SAN GIULIANO. Sempre più caldo in fronte della scuola sul lungomonte pisano e a San Giuliano in particolare. In una conferenza stampa, i Cobas hanno contestato la decisione dell'amministrazione comunale di sospendere le procedure di concorsi per le assunzioni di tre educatrici di asilo nido.  «Una decisione inaccettabile - dicono i comitati di base - questo si spiega con la decisione del Comune di appaltare la gestione del nido di Molina di Quosa ad una cooperativa. Tale decisione è sbagliata perché rinuncia alla gestione diretta dei servizi educativi, ma avviene secondo logiche alquanto oscure. Se da una parte il personale delle cooperative continua ad essere sottopagato e in numero inferiore alle reali necessità, è grave la decisione di escludere dalle assunzioni personale educativo proprio quando il governo taglia tantissimi insegnanti nelle scuole, alcune decine nello stesso Comune di San Giuliano».  Va da sé che la gestione dei servizi scolastici è garanzia di qualità. I comitati di base ribadiscono la necessità di non esternalizzare i servizi che comporta l'aumento delle tariffe con il mancato controllo sulla gestione.  Cosa che avviene anche in altri settori per esempio nelle tratte esternalizzate per il trasporto alunni. Dito puntato contro la precarizzazione dei rapporti di lavoro. «In Comune si pensa solo alla erogazione dei servizi che avviene a ribasso con scarse tutele per le lavoratrici e a scapito della qualità. Tra qualche mese la giunta dirà di avere rispettato il programma di mandato, ma a vantaggio di chi? Non certo dei lavoratori e del servizio pubblico».  Le critiche anche in altra direzione: «Si continua con la precarizzazione del lavoro come dimostrano le assunzioni a Geste di cuochi con contratto a tempo indeterminato ma solo part-time (10 mesi l'anno e 2 mesi a casa senza stipendio) e una gestione del personale discutibile».

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