La manifestazione
Blocco degli esami? Addio borse di studio
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La facoltà di Lingue e letterature straniere Protesta anti-riforma Gelmini, la soluzione è stata trovata solo in extremis
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PISA. Borse di studio a rischio alla facoltà di Lingue e Letterature straniere. Il blocco degli esami di luglio, minacciato da docenti e ricercatori in riferimento alla riforma Gelmini, era una mannaia nei confronti delle aspettative e soprattutto delle necessità di vari studenti. La soluzione è stata trovata solo in extremis, dopo una lunga serie di riunioni. E da lunedì gli esami ripartono. «Ma la situazione resta di estrema precarietà, è una bomba destinata prima o poi ad esplodere», dice Laura Bellanti, studentessa di Lingua, una di quelle che aveva visto franare la possibilità di conferma della propria borsa di studio. «Mi stavo preparando per gli esami di luglio - racconta -. Poi, come un fulmine a ciel sereno (anche se il cielo all'università ormai da tempo non è tanto sereno) è arrivata la notizia inaspettata del blocco. L'apprensione è stata grande, e pensiamo anche a tutte le famiglie in cui se un figlio ha la possibilità di studiare è solo proprio grazie ad una borsa di studio». Sono state quindi organizzate assemblee, con la disponibilità di docenti, ricercatori ed amministrativi per riuscire a superare il blocco. Nel mirino i temuti effetti della riforma Gelmini. «Con i miei colleghi siamo rimasti esterrefatti per il provvedimento che potevamo subire - prosegue Laura Bellanti - e così ci siamo visti catapultare nel fantastico mondo della riforma, dove abbiamo visto un'Università svuotata della sua autonomia, la messa ad esaurimento della figura del ricercatore a tempo indeterminato, sostituita da quella del ricercatore con contratto a tempo determinato di tre anni rinnovabile una volta, senza alcun riconoscimento giuridico dell'attività didattica». Gli studenti hanno anche fatto una ricerca approfondita sulla situazione e sui problemi gestionali che i vari dipartimenti di facoltà si trovano ad affrontare. E' importante che intanto il rischio legato alle mancate borse di studio sia stato scongiurato. «D'altra parte - conclude la studentessa di Lingue - se i ricercatori decidono di smettere di fare lezione gratis (è democratico pretendere che i cittadini lavorino gratis?) l'Università si ferma. E se si ferma l'Università, si ferma la cultura, insieme al nostro futuro».
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