Attenzione
«No al trasferimento dell'asilo di Molina»
Pierluigi Ara
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Protesta per un posto a scuola Comitato dei genitori: non c'è risparmio a spostare bimbi ed educatrici
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MOLINA DI QUOSA. Una situazione incandescente, in carattere con le condizioni metereologiche. Esplode in tutto il suo fragore il caso dell'asilo nido "Trilli". Un comitato di genitori, molto motivati e combattivi, annuncia battaglia intanto pur di non perdere le educatrici dei loro bimbi, trasferite altrove. Babbi e mamme si sono riuniti e torneranno a farlo. Si sono organizzati per denunciare una vicenda che definiscono «incredibile e inaccettabile». Attacca una mamma: «Riteniamo giunto il momento, in qualità di genitori - utenti - di dire la nostra per evitare che si continui a strumentalizzare la vicenda. Tre anni fa il "Trilli" era solo una struttura composta da un'insieme di stanze arredate, un riscaldamento (che nei periodi freddi funzionava ininterrottamente senza possibilità di spengerlo alla faccia del risparmio). Grazie alla competenza, alla bravura e all'impegno delle insegnanti (la gestione è affidata al mattino alle maestre comunali e al pomeriggio al personale di una cooperativa sociale), la scuola è un'eccellente realtà di cui andare fieri e nella quale i nostri figli imparano a relazionarsi con tutto e tutti». Continua un'altra mamma: «A maggio partecipammo ad un incontro con l'assessore all'istruzione, nel corso del quale venimmo sensibilizzati sull'importanza delle educatrici come punto di riferimento per bambini di quell'età e della continuità del percorso educativo. Nell'occasione formammo gruppi di lavoro, ci scambiammo impressioni, idee: un bel pomeriggio molto istruttivo anche per noi genitori. Eravamo soddisfatti salvo poi scoprire che alla riapertura per l'anno scolastico 2010-2011, quindi a metà del percorso educativo, l'asilo sarebbe stato affidato interamente alla cooperativa che già lo gestisce nel pomeriggio e che le educatrici comunali saranno inserite in altri due nidi, a Orzignano e a Ghezzano. In barba a tutto ciò che nell'incontro fu detto in fatto di continuità e punti di riferimento». Interviene un babbo: «Si presentarono ad un altro incontro l'assessore, la dirigente del settore istruzione. «La colpa è del governo, non abbiamo soldi», affermò l'assessore. Lo sappiamo, ma non capiamo dove sia il risparmio nello spostare le educatrici da un asilo all'altro come il gioco delle tre carte; andiamo avanti così con le educatrici comunali al mattino e le educatrici della cooperativa il pomeriggio, perché cambiare visti gli eccellenti risultati? Perché non tenere di conto dell'importanza della conoscenza e del legame instaurato con le nostre creature? Ci rispondono che non è legale. Non è legale l'anno prossimo, ma è stato legale fino ad oggi? Ci dicono che il cambio di maestre per i bimbi non è un problema, che anzi a volte è positivo (contraddicendo quanto invece fu ribadito nell'incontro con l'esperta e quanto tutti gli addetti ai lavori ci insegnano specie con i bimbi in così tenera età) e soprattutto che siamo prevenuti nei confronti delle maestre della cooperativa». «Non è vero - una mamma fa sentire la sua voce - abbiamo affidato i bambini tutto il pomeriggio a queste insegnanti e sappiamo che sono brave, casomai sottopagate perché costrette ad unirsi in cooperativa per poter lavorare e questo eventualmente è un problema etico di chi le assume (il Comune), non nostro».
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