Attenzione
Gli istrici divorano mais e patate
Pierluigi Ara
L'allarme dell'esperto Bettini: non sono i cinghiali a rovinare il raccolto e ora bisogna stare attenti anche alla vendemmia
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SAN GIULIANO. Raccolti di patate distrutti, campi di mais messi ko, ortaggi spariti nello spazio di poche ore: questo il quadro desolante degli attacchi ripetuti di istrici famelici. I danni sono ingenti in varie località del lungomonte pisano. Più volte, nel recente passato, sono stati chiamati in causa i cinghiali, che dal monte calano a valle come rulli compressori, capaci di seminare anche paura. Poco o niente è stato detto invece di altre specie di animali selvatici, in primis degli istrici. Ecco la presa d'atto di una realtà molto pesante, registrata in questi giorni. Rimedi e provvedimenti, volti a limitare il fenomeno, al momento non ce ne sono. Mauro Bettini, storico esperto delle attività venatorie, presidente dell'ambito territoriale di caccia, oltre che esponente toscano della Federcaccia, spiega: «L'istrice, che tanti guai sta creando è specie protetta. Non può essere cacciato e questo fa intuire anche la progressiva proliferazione. Anche se c'è chi contravviene a queste leggi...». L'istrice predilige le aree scarsamente o per nulla antropizzate con presenza di abbondante vegetazione. Numerosi gli avvistamenti. Luigi Consani ne ha segnalata una morta sulla strada tra La Gabella e San Giuliano. Riprende Bettini, che ha avuto il suo cane infilzato: «Si tratta di un animale essenzialmente erbivoro. Si nutre prevalentemente di tuberi e bulbi, che ottiene scavando nel terreno con le robuste zampe a colonna, ma non disdegna di rosicchiare anche corteccie morbide, frutti caduti al suolo e, anche se assai sporadicamente, insetti. In prossimità di aree coltivate a patate o granturco spesso si dà notte tempo al saccheggio». Dopo le patate e il mais, è a rischio la vendemmia in quanto l'istrice è ghiottissimo d'uva, di cui «fa scorpacciate riempiendosi la bocca con grappoli più bassi o caduti e in via di fermentazione e - conclude l'esperto - risucchiandone gli acidi senza staccare il graspo dalla pianta».
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