Il Tirreno

Pisa

«Via dall'ateneo clientele e nepotismo»

Giovanni Parlato
Massimo Augello, preside di Economia e candidato rettore
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Massimo Augello, preside di Economia e candidato rettore

Il preside Augello, candidato a rettore: va cambiato l'attuale metodo di governo

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PISA. Massimo Augello, 61 anni, preside della facoltà di Economia, è stato uno dei maggiori critici dell'attuale rettore Marco Pasquali. La sua visione dell'università è distante anni luce e ora che si candida nella scomoda quanto importante carica di rettore tiene a precisare che «la vera discontinuità sono io e non certamente gli altri due candidati che sono al governo dell'amministrazione», aggiungendo poi che «la discontinuità va misurata nei fatti e non nelle dichiarazioni a futura memoria». E al preside chiediamo come vorrebbe sottolineare la distanza col passato se dovesse sedere sullo scranno di Palazzo alla Giornata. La risposta di Augello è immediata: «Va cambiato il metodo di governo in modo che sia basato su collegialità e decentramento, attraverso il confronto con le parti, ma con una assunzione di responsabilità diretta del rettore». Il contributo delle idee di docenti, studenti e personale è un passaggio fondamentale, ma il confronto deve essere periodico al punto di istituire «una consulta col corpo accademico ispirandoci al metodo del "question time"». Il preside di Economia ha alle spalle una lunga e prestigiosa carriera: si è laureato nella nostra università nel 1973 per diventare professore incaricato nel 1976 all'università di Chieti e Teramo. Dal 1994 è ordinario nel nostro ateneo e il suo campo di ricerca è la storia del pensiero economico avendo all'attivo una ventina di volumi. Dopo essere stato direttore di vari dipartimenti, dal 2004 guida la facoltà di Economia ed ha elaborato un suo modello in cui vede l'ateneo come «un laboratorio di idee e progetti in cui al centro ci sono le persone e il rettore è il motore di questo dinamismo». Ma come? Confrontarsi con la realtà non è semplice, ma si potrebbe cominciare «da un rilancio del ruolo dei dipartimenti cui occorre dare una maggiore visibilità e un maggiore potere al collegio dei direttori di dipartimento. È necessario un dialogo aperto con l'amministrazione, ma anche recuperare l'unitarietà fra dipartimenti che nell'ultimo periodo è un po' mancata». Un tema su cui la campagna elettorale si dovrà confrontare è la didattica e in questa chiave per Augello «va valorizzato il ruolo dei consigli di corso di laurea. Il ministero ci impone di andare verso una razionalizzazione dell'offerta didattica e andrà accentuato il dialogo all'interno delle macro-aree e la sinergia fra corsi di laurea». Guardando fuori dalle mura dell'ateneo, il confronto col territorio è fondamentale «in quanto è mancato un raccordo» e Augello guarda sia alle istituzioni che alle aziende. Ma, soprattutto, la sua attenzione va alla Regione e afferma di condividere quanto sostenuto dal presidente Enrico Rossi là dove «vanno finanziati progetti strategici capaci di chiamare a raccolta le migliori intelligenze così come vanno finanziate quelle imprese che dialogano con le università». In questa ricerca di fondi sempre più necessari visti i tagli del ministero, ricordiamo che le facoltà scientifiche hanno più possibilità di quelle umanistiche: questa tendenza si può riequilibrare? «È vero che alcune aree hanno maggiori possibilità, ma ritengo anche che nell'area umanistica di cui spesso faccio parte, le opportunità di accedere a finanziamenti nazionali ed europei sono molto aumentate negli ultimi anni grazie a programmi specifici. E il nostro ateneo si deve attrezzare per fornire un supporto. In questo senso, alcuni uffici potrebbero essere potenziati». Massimo Augello è stato l'ideatore del prepensionamento incentivato allo scopo di trovare risorse per assumere giovani. «Il nostro corpo docente ha un'età media elevata. C'è stato un esodo massiccio che continuerà ancora per due-tre anni. Bisogna attrezzarsi per non ritrovarci nell'impossibilità a sostenere didattica e ricerca. Vanno assunti i ricercatori per completare il disegno». E gli stabilizzandi tecnici-amministrativi? «È una pagina triste per l'ateneo che aveva preso degli impegni con assunzioni scaglionate. Sono persone vincitori di concorso che lavorano in uffici cruciali prova ne sia che ogni anno rinnoviamo loro i contratti. E visto che ci servono, assumiamoli definitivamente». Non è che corre il rischio, domandiamo, che lei possa sfruttare il tema delle assunzioni, soprattutto dei precari, come propaganda elettorale? «Magari si facesse propaganda con progetti seri e sostenibili!», è la risposta. Il preside ricorda l'importanza dell'autonomia in cui «il rettore rappresenta l'ateneo e non la Crui o il ministero» e quando gli chiediamo quanti voti pensa di poter raccogliere, ecco cosa risponde: «Credo che non si possono fare stime in quanto l'elettore voterà secondo la propria testa e non secondo ordini di scuderia, sulla base di indicazioni di voto che provengono dalle facoltà. E credo che il personale, per l'importanza del lavoro che svolge, dovrebbe contare elettoralmente di più». Nelle elezioni del rettore, alcune facoltà si sono schierate a favore di uno o l'altro candidato. E anche a settembre sarà così. Ma Augello rifiuta questa logica. «Il calcolo delle alleanze tra le facoltà non è il metodo migliore. Un accordo tra facoltà è un accordo contro altre facoltà, un modello sbagliato che ha contraddistinto anche questa amministrazione e che va combattuto. Questo è il modello alla base della cattiva amministrazione in quanto le alleanze delle facoltà si traducono in favori verso qualcuno, inevitabilmente. Io mi rivolgo a tutti gli elettori e dico loro che sono contrario all'immobilismo e al favoritismo. Va sconfitto l'atteggiamento clientelare a vantaggio del merito». Ed il candidato a rettore nei suoi primi cento giorni (se dovesse essere eletto) varerà un «codice etico contro il nepotismo perché bisogna dare fiducia a chi lavora: al personale, ai docenti e agli studenti». E vorrebbe che lo spirito con cui governerà nei primi cento giorni possa estendersi su tutto il mandato. E la prima cosa da fare? «Nell'eventualità che la manovra del prepensionamento resti incompiuta, va convocato un Senato accademico straordinario per bandire i posti per ricercatore e assumere gli stabilizzandi». Ed a ruota «viene il bilancio preventivo che dovrà essere il documento politico dell'ateneo, l'atto che formalizza le linee strategiche da seguire, un documento semplice in grado di essere compreso facilmente accompagnato anche da un bilancio sociale».

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