Il dolore
Per il Comune 41 milioni dalla Service tax
L.F.
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Palazzo Gambacorti e sotto Cesare Cava È il gettito sugli immobili previsto a Pisa (non colpirà la prima casa)
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PISA. Lungo la strada del federalismo fiscale, il Comune si ritroverà a dover trarre un quarto delle sue entrate dalla nuova tassa unica sulla casa. Che ora si chiama "Service tax", ma sembra già destinata a cambiare nome. Il gettito previsto per Pisa, secondo le stime elaborate dal Sole 24 Ore, sarà di ben 41,4 milioni di euro all'anno. E, ad ogni cittadino, costerà in media 474 euro. Dopo aver dato questa infornata di numeri, è opportuno precisare subito un paio di cose importanti. La prima è che l'imposta unica non toccherà la prima casa e dunque non ci sono rischi di reintroduzione dell'Ici. Questo è già stato stabilito e ribadito. La seconda è che, come dicono i tecnici, la riforma sarà a "saldo zero": si tratterà insomma di una sorta di partita di giro tra lo Stato ed i Comuni. In pratica le varie imposte sugli immobili, che finora andavano o all'erario oppure agli enti locali, confluiranno in un'unica direzione, quella appunto delle casse municipali. E lo Stato si "rifarà" togliendo la cifra equivalente dai trasferimenti ai singoli Comuni. Bisogna anche precisare che questo percorso, sostanzialmente condiviso da (centro)destra e da (centro)sinistra, deve ancora essere definito in molti aspetti determinanti. Di sicuro si conoscono le voci che entreranno tutte sotto la nuova imposta: Ici (esclusa prima casa), Irpef su affitti e seconde case, imposte di registro, ipocatastali sulle vendite. E' previsto che, a regime, giungano ai sindaci per questa via 16 miliardi di euro. I vantaggi più evidenti sono assicurati alle città che presentano un maggior dinamismo sul fronte delle compravendite immobiliari. Se si prendono le prime sette nella classifica del Sole 24 Ore, non a caso si trovano realtà universitarie; e Pisa è tra queste, con Bologna, Firenze, Siena, Milano e Roma. Quello che cambia parecchio da città a città è semmai l'incidenza sulle entrate comunali. A Milano la nuova tassa unica non supera il 12% tra le voci che compongono il gettito complessivo. Per Pisa invece, con il 25,2%, rappresenta una parte essenziale del bilancio. Il giudizio sull'introduzione di questa imposta unica è buono; richieste in questo senso erano emerse anche dal mondo dei proprietari immobiliari. «Se ne parla da molti anni», conferma il commercialista Cesare Cava, che già nel 2004 ne faceva accenno nel suo libro bianco sui tributi locali. Tale giudizio deriva anzitutto dai meccanismi di semplificazione che introduce. «Per il contribuente il vantaggio è quello di avere un solo interlocutore, mentre lo Stato si vede togliere alcune beghe tra entrate, controlli e trasferimenti». E i vantaggi per i Comuni? Andranno conquistati sul campo. Nel senso che finora si pensava all'Ici e alla Tarsu; al contrario sugli affitti in nero, considerando che la tassa sul reddito è di pertinenza statale, tutto era molto più blando. Con la nuova tassa unica introitata direttamente dalle amministrazioni comunali, «sarà interesse delle stesse organizzarsi anche sotto questo profilo nel modo più efficace», commenta Cava. Il ragionamento è semplice: meno evasione, più soldi in cassa. Potrebbe così entrare in gioco anche un effetto deterrente nei confronti di chi è solito riscuotere gli affitti al nero. Il mirino sarà puntato soprattutto verso di loro. «I Comuni - prosegue Cava - hanno il vantaggio di una maggiore conoscenza del territorio, oltre alla possibilità di utilizzare più banche dati per fare controlli incrociati». Tra l'altro, una delle novità potrebbe essere quella dell'introduzione di una cedolare secca sugli affitti. Un po' come quando arriva a domicilio dalla Sepi la cartella con la Tarsu da pagare. Questa imposta sul mattone annunciata dal governo, come già è stata ribattezzata, sarà definita da uno dei cinque decreti attuativi del federalismo fiscale previsti sin dalle prossime settimane.
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