Il dolore
Vara lo yacht e i suoi operai protestano
Candida Virgone
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La famiglia Burgio (a sinistra) sul palco con il sindaco per il varo«Non ci paga da mesi»: dicono i dipendenti. E lui ora smentisce di essere l'armatore
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PISA. Strana storia. Storia di un imprenditore siciliano che viene a Pisa e si fa fotografare con costruttori navali, sindaco, compagna e figli portati per l'occasione, all'inaugurazione di uno yacht da dieci milioni di euro, a cui viene dato, guarda caso, il nome della signora. Lo yacht viene salutato con tanto di varo, la pargoletta dell'imprenditore lancia la bottiglia di champagne di rito, lui viene presentato dai responsabili del cantiere come il proprietario: conferma ai cronisti che la barca è sua, l'ha comprata lui, illustra modifiche interne e motivazioni e annuncia le possibili mete future dello scafo di lusso. Questo per 24 ore, poi la notizia pubblicata sul Tirreno on line porta a un giro di boa. Alcuni dipendenti dell'imprenditore, in Sicilia, operai di una grossa catena di ipermercati di cui è titolare, gli chiedono perché sono due anni che li paga ogni tre mesi mettendoli in evidente difficoltà. Allora lui cambia disco: la barca non è mia e i giornalisti non hanno capito. E smentisce la notizia su un quotidiano on line della sua città, Agrigento notizie, che aveva chiesto lumi. Ai giornali locali pisani, che avevano riportato il fatto, non arriva un rigo. Intanto gli operai che avevano chiamato i giornali agrigentini, chiamano anche la nostra redazione. Ma è vero?: chiedono. È vero - rispondiamo ignari - ci sono le foto. E sì quello nelle foto - confermano - è lui, Giuseppe Burgio, il nostro datore di lavoro, e i figli si chiamano così come c'è scritto nell'articolo, e poi il nome dato alla barca è proprio quello della compagna. Ma chi è Giuseppe Burgio? Accusato anni fa di mafia, si fa anche un anno di carcere, ma poi viene assolto e scagionato da tutte le accuse. Entra sotto scorta poco tempo fa, quando denuncia di esser stato, come tanti imprenditori siciliani, vittima di estorsione. Gli chiedevano il pizzo. Intanto il mistero della barca, un Leopard 34 dei Cantieri Navali Arno di Pisa, si infittisce. Perché arriva un'altra smentita. 4 giorni dopo. Al Tirreno questa volta e da parte dei ostruttori. L'armatore non è Burgio. È un altro. Lui era lì, quel giorno, solo come ospite dei produttori. I cronisti? Hanno capito male, tutti quelli che c'erano. «La direzione del cantiere - scrive l'ufficio stampa Leopard Yachts - ci tiene a precisare che la presenza del dottor Burgio in occasione del varo non è nella maniera più assoluta da collegarsi alla proprietà dello yacht ma, molto più semplicemente, alla lunga relazione personale e professionale che lo lega alla famiglia Picchiotti, proprietaria del cantiere. Per noi è stato un onore che abbia accettato di presenziare, con la sua famiglia, alla cerimonia del primo varo della nuova era del cantiere. Siamo enormemente dispiaciuti che la presenza di un ospite così importante sia stata male interpretata. Le intenzioni del cantiere, della proprietà, del dott. Burgio erano di trasmettere un messaggio di ottimismo per le future attività del cantiere che coinvolgono così tante maestranze dell'area pisana». Ma in Sicilia l'attenzione resta alta. «Questa azienda - ci conferma un sindacalista agrigentino della Cgil, Franco Castronovo - vende prodotti di alta qualità. La crisi e la conseguente riduzione dei consumi hanno messo in barchetta tutti, figuriamoci chi opera in questi settori. Riceviamo spesso lamentele dei dipendenti sulla dilazione dei pagamenti, che comunque avvengono, anche se ogni due-tre mesi. Ma noi stiamo seguendo attentamente questa vicenda». Una vicenda portata anche all'attenzione del prefetto di Agrigento, che ha indetto a breve un'apposita riunione. «Non riscuoto da tre mesi - racconta uno dei tanti operai che hanno chiamato - e per pagare le tasse ho dovuto chiedere, a 40 anni, un prestito ai miei genitori. Mia figlia fa la maturità e non ho potuto comprarle un fiore. Abbiamo fatto un Natale da incubo perché gli stipendi di novembre e dicembre li abbiamo riscossi a gennaio. Ma è giusto»?
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