Il Tirreno

Pisa

Nel terziario il contratto non è di moda

Candida Virgone
Un cantiere e Anna Maria Venezia
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Un cantiere e Anna Maria Venezia

Il 54% dei dipendenti è al nero e in provincia è irregolare un'azienda su due

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 PISA. È irregolare un'azienda su due, praticamente il 52% di quelle ispezionate dalla Direzione provinciale del lavoro in città e in provincia, soprattutto per quel che riguarda il nero, ma anche su orari e contratti, sui cosidetti falsi part-time che dovrebbero essere dei cocopro, contratti a progetto. Il quadro della situazione sul territorio provinciale appare poco tranquillizzante.  Lo ha delineato ieri mattina la responsabile della Dpl, la dottoressa Anna Maria Venezia.  Negli ultimi anni le ispezioni sono triplicate e saranno sempre più mirate, ovviamente nei settori a rischio, ma dalla Direzione provinciale del lavoro parte una mano di aiuto per le aziende in difficoltà.  «La crisi rischia di mettere in ginocchio molte realtà - ha detto Anna Maria Venezia - per questo abbiamo messo a disposizione delle imprese un servizio di audizione e consulenza personalizzata in caso di sanzioni amministrative, con la possibilità di contenere la multa al minimo o rateizzare l'importo in caso di dichiarata e dimostrata sofferenza economica». Tutto questo ovviamente prima che le sanzioni vengano iscritte a ruolo o arrivino gli ufficiali giudiziari. Sarebbero centinaia infatti infatti le aziende che hanno rappresentato difficoltà economiche nel pagamento delle sanzioni.  I dati forniti ieri si riferiscono ai primi sei mesi dell'anno, con 656 ispezioni fatte, 71 in più di quelle previste, sul totale annuale di 1.170.  Il dato di un'azienda su due che è risultata irregolare di fatto non è nuovo, si ripete costantemente negli ultimi anni: si può dire però che il 90% delle irregolarità riscontrate, per quanto i controlli siano stati in questo settore limitati, si è registrato nell'agricoltura, il più basso invece nel terziario, dove si è riscontrato il 46%, per quanto sia questo l'ambito in cui si trova il maggior numero di lavoratori al nero (il 54%).  Dunque in agricoltura una sola su 10 aziende ispezionate è risultata in regola, nell'industria 60 imprese su 120, in edilizia solo 177 su 386, nel terziario 75 su 140. In totale sono irregolari 342 aziende su 656, regolari 314.  E ancora in agricoltura sono risultati irregolari 12 lavoratori su 20 (il 60%), nell'industria 115 su 466 (il 25%9, in edilizia 120 su 329 (il 36%) e nel terziario 138 su 432 (il 32%), in totale 147 su 385 controllati. E le maggiori violazioni riguardano come si è detto, nel 38% dei casi, in totale, il lavoro nero, il sommerso che crea maggiore concorrenza e dunque maggior danno all'economia: sono risultati senza contratto 3 lavoratori su 12 in agricoltura (25%), 31 su 115 nell'industria (27%), 39 su 120 in edilizia (33%), e 74 su 138 nel terziario (54%).  Un dato particolarmente interessante riguarda la clandestinità: su 147 dipendenti controllati solo 2 lo erano. «Non vuol dire che non ci siano - ha sottolineato la dottoressa Venezia - tutt'altro: di fatto da quando la clandestinità è reato gli stranieri vengono nascosti e riescono a sfuggire ai controli molto più di prima. Dai cantieri edili addirittura davanti alle verifiche scappano».  Le altre irregolarità riguardano genericamente gli orari di lavoro, soprattutto nel terziario (81%), con contratti che dovrebbero essere flessibili e che si rivelano tutt'altro, e per lo più gli appalti in edilizia (12%).  

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