Il dolore
Ateneo, via alla guerra legale
Gianluca Campanella
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Una protesta dei tecnici amministrativi davanti al rettorato Resa dei conti sugli stabilizzanti: ricorsi per essere assunti
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PISA. Il coordinamento degli stabilizzandi tecnici-amministrativi dell'università "va alla guerra" legale e denuncia «la violazione dell'accordo di conciliazione». Intanto, il consiglio comunale si schiera contro «il governo che taglia risorse agli atenei». La vicenda degli stabilizzandi sembrava sbloccata dal luglio 2009: sotto l'egida della Direzione provinciale del lavoro, l'ateneo in quella data aveva siglato un impegno per assumere 61 amministrativi precari. Dopo un anno i contratti non sono ancora arrivati. Simone Kovatz, del coordinamento, spiega che «siccome il 31 dicembre perderemo ogni diritto, già la prossima settimana depositeremo l'atto legale. Non possiamo aspettare l'elezione del nuovo rettore a ottobre: sarebbe troppo tardi». Infatti, a fine anno la legge Brunetta pone il termine per la stabilizzazione. L'accordo di conciliazione, mai annullato o smentito, era possibile grazie alla normativa che permette assunzioni quando il bilancio di un'università non supera a consuntivo il 90% di quanto preventivato: nel 2009 l'ateneo pisano ha toccato l'86,4%. Ciononostante, secondo il coordinamento e la Flc-Cgil, «il rettore ha fornito spiegazioni nebulose» per disattenderlo. Si apre quindi un altro fronte fra i temi "caldi" che polarizzeranno la campagna elettorale per il futuro rettore e quella per il rinnovo della componente elettiva del senato accademico. Anche il consiglio comunale si muove, proprio per i risvolti sociali della questione e per la centralità della «cultura e ricerca scientifica, diritti fondamentali per la Costituzione, che vanno garantiti con opportuni investimenti». Giovedì sera è stata presentata una "mozione urgente" per «dare mandato al sindaco di farsi carico del problema, nei limiti delle competenze». Il primo firmatario è Carmine Zappacosta (Pd); seguono i rappresentanti di sette gruppi consiliari sugli otto presenti in sala delle Baleari: manca il Pdl, partito che, ovviamente, a livello locale non può sconfessare l'operato del governo nazionale. Il documento illustra i demeriti del ddl Gelmini e della finanziaria, misure che proseguono il loro iter in Parlamento. Poi si focalizza sulla situazione della nostra università: «Il discusso prepensionamento coatto dei ricercatori "anziani"; il disagio lavorativo nel quale si trovano 89 lavoratori precari di area tecnico-amministrativa». Infine, la mozione auspica «un dibattito nazionale per un'analisi della riforma Gelmini. Inoltre, che nel nostro ateneo venga fatto il possibile per investire la maggior quantità di risorse in reclutamento di giovani ricercatori, ma anche che si arrivi presto a una soluzione per gli stabilizzandi, così come previsto nell'accordo di conciliazione. Infine, che il confronto sulle prospettive dell'università, attualmente interno, si apra all'intera città». Non è sufficiente per Rolando Vivaldi, consigliere di amministrazione dell'università: «Il problema rischia di diventare la vera crisi sociale di Pisa e, di fronte a tutto questo, il massimo organo comunale ha risposto con clamorose assenze bipartisan che hanno impedito la discussione e l'approvazione del documento». Zappacosta spiega com'è andata: «La discussione c'è stata, per presentare e motivare l'urgenza della mozione. E il pronunciamento politico pure, tanto che è stata approvata l'urgenza. Quello che manca è il passaggio del voto sul merito, ma se sette forze politiche hanno detto sì all'urgenza e firmato il documento, difficilmente voteranno contro il 15 luglio». Carmine Zappacosta conclude: «Il voto è slittato perché alle 20, la Sel ha lasciato l'aula per assenza giustificata, non politica. Al prossimo consiglio, il documento sarà il primo nella sezione mozioni».
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