La protesta
Durante una perquisizione dei colleghi nella sua casa di Bologna
Si è ucciso il generale della finanza Cardile coinvolto e assolto nello scandalo tangenti
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Un controllo della polizia stradale 2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Si è ucciso ieri mattina, durante una perquisizione degli ex colleghi di Bologna, il generale in pensione della guardia di finanza Angelo Cardile, 68 anni, che aveva retto il comando pisano delle fiamme gialle a cavallo fra gli Anni 80 e 90. Secondo il suo legale, il penalista calabrese Armando Veneto, «non ha retto al pensiero di altre umiliazioni». Cardile, che si è sparato un colpo di pistola alla tempia nella sua casa bolognese, secondo il legale era stato molto provato da una inchiesta giudiziaria pisana in cui era stato accusato di concussione e che si era chiusa quattro anni fa davanti alla corte d'appello di Firenze con una assoluzione dopo la condanna a 4 anni in primo grado a Pisa. I fatti contestati risalivano al periodo in cui l'ufficiale aveva retto il comando pisano e riuguardavano l'ipotesi che avesse ricevuto somme di denaro da ditte in cambio di una certa tolleranza nei controlli fiscali. Un'inchiesta che aveva portato in carcere 13 persone, fra militari, professionisti e imprenditori. Cardile, che era stato anche comandante regionale della Guardia di finanza in Calabria dal 1998 al 2001, fu pure l'ultimo amministratore unico di Parmatour, dal 23 dicembre 2003 al 15 gennaio 2004 quando il gruppo turistico di Calisto Tanzi era oramai collassato. Nella vicenda del crac il generale non era mai stato indagato, ma solo testimone.
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