Finanza
Panchetti, l'uomo del fare
Giovanni Parlato
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Elio Panchetti il giorno dellinizio dei lavori del porto di Marina e a destra insieme agli altri imprenditori Picchiotti (al centro) e Marianelli Ucciso da un infarto il più importante costruttore pisano
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PISA. Si è spento l'altra notte per un infarto Elio Panchetti, il più grande costruttore pisano. Aveva 68 anni. È stato trovato senza vita, ieri mattina, nel suo letto. Era nato da una famiglia di contadini che lavorava la terra nei campi là dove ora sorge la Fontina. Si alzava all'alba e andava nel campo a lavorare: poi, con la cartella sotto braccio, s'incamminava verso la scuola. «Che fatica quei banchi! Alla fine mi hanno dato una spinta per superare l'esame di quinta», raccontava Elio Panchetti ai suoi amici e collaboratori. La quinta elementare l'aveva ripetuta due volte, i suoi studi erano terminati lì, in un periodo, il dopo guerra, in cui il problema era portare un tozzo di pane a casa. Così lasciò la scuola e appena ebbe la forza di trasportare una carriola cominciò a fare il manovale. Quel ragazzino con la carriola, di strada, nella sua vita, ne ha fatta tanta. Ogni pisano può volgere lo sguardo in qualsiasi parte della città e vedrà costruzioni che quel ragazzino, diventato un imprenditore acuto e grintoso, aveva realizzato: il "Sanguigno" a Cisanello, un centinaio di appartamenti a Pisanova, capannoni industriali a Ospedaletto, l'ex Sanac a Porta a Mare, la Cosmpolitan a Tirrenia. Il suo gruppo, il gruppo Panchetti, era impegnato con la "Boccadarno Porto di Pisa" nella realizzazione del porto di Marina, la costruzione più impegnativa, e con la "Sviluppo Navicelli srl" aveva acquistato vaste aree sul canale navigabile. «Comprò i terreni nel 1989 intuendo prima di tutti lo sviluppo futuro», ricorda Stefano Bottai amministratore unico della società. E manager che lo ha seguito nelle più importanti avventure. Bottai, da marinese, ricorda la scommessa che negli anni Settanta fece Panchetti: «Dietro la chiesa di Sant'Agostino c'era un vasto terreno di proprietà della Curia e lui chiese all'arcivescovo se lo poteva comprare. Il monsignore gli dette fiducia e pagò a rate quel terreno dove costruì le case che si possono vedere». La prima impresa edile dove Elio Panchetti lavorò fu l'impresa edile di Walter Bambini, ma nel 1963 si mise per conto suo, pronto a scalare anche l'impossibile. «Aveva un grande entusiasmo per le opere che dovevano nascere e realizzarsi», dice l'amico Fabio Armani, ex consigliere comunale del Pd, che aggiunge: «Elio voleva lasciare un segno, per lui era un motivo di orgoglio e di riscatto». E questo desiderio di riscatto, confortato da un carattere volitivo e generoso, non era fine a se stesso: la volontà di lasciare un segno, per lui, di così umili origini, era anche uno sguardo concreto verso la città segnandone lo sviluppo, cambiandone il volto, creando posti di lavoro. E non avrebbe fatto tutto questo senza un'energia non comune. «Lavorava anche il sabato e la domenica», ricorda Armani e Bottai aggiunge: «uno stakanovista, 12-15 ore tutti i giorni». Uno dei momenti più difficili della sua vita fu quando restò coinvolto nell'inchiesta della Guardia di Finanza in cui furono arrestate tredici persone. «Restammo invischiati in una spirale perversa - ricorda Armani - e non ci rinviarono neanche a giudizio». Fu dura darsi una scrollata, ma l'uomo Panchetti fu forte più di prima: voleva il porto e la cantieristica sui Navicelli. «Non le vedrà finite, ma l'impegno di tutti noi è finire la sua opera», dice Bottai e le sue parole fanno eco a quelle di Armani: «un uomo generoso, che non si tirava mai indietro, sapevi che lui c'era sempre, per tutti». I funerali di Panchetti si tengono oggi alle 15,30 nella chiesa della Sacra famiglia, vicino a dove era nato.
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