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Pisa

Ricercatori pisani trovano "mostro marino" in Perù

Di Chiara Carenini
Ricercatori pisani trovano "mostro marino" in Perù

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PISA. Chissà se è veramente lo scheletro del Leviatano, il mostro marino che - dice l'Antico testamento - "è stato creato per volere di Dio". Di fatto, il fossile ritrovato nel deserto del Perù da una spedizione coordinata dal professor Giovanni Bianucci, ricercatore del dipartimento di paleontologia dell'università di Pisa, ha "denti spaventevoli" di 40 centimetri e doveva essere fortissimo ed enorme, lungo 15 metri e con un cranio di ben 3 metri.

Lo hanno chiamato "Leviathan melvillei", in onore al mostro biblico e al Moby Dick di Melville, e ha riposato milioni di anni nel deserto del Perù, a sud est della città di Ica. Risale al medio niocene - 12-13 milioni di anni fa - aveva il morso più potente di qualsiasi tetrapode dell'epoca (e anche di milioni di anni dopo). Non era un capodoglio e nemmeno una balena, era più feroce del Tyrannosaurus e più mostruoso del Liopleurodon, il rettile marino del Giurassico.

Il mostro aveva con tutta probabilità un solo concorrente, il Charcharocles megalodon, uno squalo gigantesco lungo fino a 20 metri vissuto da 30 a 3 milioni di anni fa. Denti di questo squalo sono stati ritrovati nello stesso sito archeologico del leviatano e questo vuol dire che i due grandi predatori si trovavano nello stesso bacino e fruivano dello stesso cibo: le balene che allora erano lunghe almeno 10 metri.

La scoperta, pubblicata su Nature, è importantissima e l'immagine di questo mostro riporta ai mostri marini dipinti dalle popolazioni Nazca che, guarda caso, vivevano proprio lì, nella zona di Ica. Chissà, forse il Leviatano l'avevano visto (e mitizzato) già queste popolazioni preincaiche.

Ripulito dalla sabbia del deserto, quel che resta del Leviatano è stato portato al Museo di Lima e l'studiato. "La scoperta di mostri marini come il Leviathan - ha detto Bianucci - pone interrogativi che stimolano ad andare avanti con le ricerche. Tante sono le domande che potranno trovare risposta da nuove scoperte in quell'incredibile laboratorio dell'evoluzione che è il deserto peruviano".

Il ritrovamento è stato possibile grazie alla cooperazione internazionale avviata e coordinata dall'università di Pisa con i ricercatori dei musei di storia naturale di Bruxelles, Parigi, Rotterdam e Lima.

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