Il Tirreno

Pisa

Giudice di pace. Dalla cartella esattoriale notificata non si capiva con chiarezza quale fosse il motivo dell’aggravio

Il Comune non risponde? La multa è nulla

Antonio Scuglia
Un autovelox a Santa Luce
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Un autovelox a Santa Luce

Un automobilista aveva cercato invano di sapere perché era stato sanzionato

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 PISA. Il Comune non risponde alle richieste di chiarimenti del cittadino multato? La sanzione è nulla. Perché rispondere a chi chiede lumi su un aspetto essenziale è un dovere della pubblica amministrazione, non un atto di cortesia che si può fare o non fare a proprio piacimento. Lo ha stabilito una recentissima sentenza del giudice di pace pisano Giuseppe Caforio (757/2010).  Il magistrato ha così accolto l'opposizione di un automobilista contro il Comune di Santa Luce.  Tutto nasce da un verbale pagato, secondo il Comune, oltre i 60 giorni previsti dalla legge. Per cui ecco partire la seconda multa, ovvero l'aggravio della prima. L'automobilista si è visto quindi arrivare a casa una cartella esattoriale, dalla quale però non si capiva perchè dovesse pagare di nuovo. «Lamentava il ricorrente - si legge nella snetenza - di avere pagato la sanzione e di avere poi intrattenuto una corrispondenza con il Comune di S. Luce, al quale aveva chiesto chiarimenti, chiarimenti mai pervenuti». In sostanza, il silenzio dell'amministrazione significava «è così e basta».  In udienza l'avvocato del Comune chiedeva e otteneva un rinvio per poter verificare se il Comune di Santa Luce avesse effettivamente omesso di rispondere alla richiesta di chiarimenti avanzata dal ricorrente.  E alla nuova udienza dichiarava che il Comune non aveva risposto al ricorrente «ritenendo esaustive le comunicazioni già inviate».  Il magistrato però ha dato ragione al cittadino ed ha accolto il ricorso proposto: «Il ricorrente - scrive il dottor Caforio - ha effettivamente pagato il verbale posto a base della cartella qui opposta, ma, secondo il resistente, oltre i 60 giorni previsti dalla legge. Poiché dalla cartella non si desumeva questa causale con chiarezza, il ricorrente scriveva al Comune chiedendo ulteriori delucidazioni. La risposta del Comune in queste circostanze era atto dovuto e nulla lo autorizzava a ritenere esaustive le comunicazioni di cui in cartella, visto che proprio su di esse il ricorrente chiedeva chiarimenti».

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