Sicurezza
Patteggia noto imprenditore e due sedicenti amministratori: spariti più di due milioni di euro insieme ai libri contabili
Tre condanne per bancarotta fraudolenta
Candida Virgone
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Un processo in tribunale Fallite due società di calzature: una era stata intestata a due prestanome rumeni
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PISA. Tre patteggiamenti ed un rinvio a giudizio: così si è conclusa l'altra mattina in tribunale, davanti al gup Guido Bufardeci, l'udienza preliminare per il fallimento di due Srl pisane, «Le Melorie» e «La Fontina», tutte e due destinate alla vendita di calzature e con diversi punti vendita in città e in provincia. Davanti al giudice quattro persone. Sono un noto imprenditore della zona, amministratore della prima società, e quelli della seconda, insieme a un rumeno a cui sarebbero state cedute le quote della prima e che avrebbe svolto la funzione di «testa di legno». L'accusa è di bancarotta fraudolenta, distrazione di circa due milioni di euro per la società Le Melorie e di 312mila per La Fontina e di sparizione di libri e scritture contabili in ambedue i casi. I fatti fra il 2005 e il 2006. Le Melorie, alla Fontina di San Giuliano, aveva punti vendita in quella località, a Pisa in centro in via San Francesco, a Cascina in via Sant'Ilario e a Pontedera in via Primo Maggio. La Fontina Srl, che aveva sede nel Lazio, aveva negozi a Cascina, Pontedera, Aulla e La Spezia. La prima era fallita il 14 febbraio del 2006, ma il 13 aprile del 2005, quasi un anno prima, l'amministratore aveva ceduto le quote della Srl a due rumeni, risultati dei prestanome. Di fatto, secondo l'accusa, avrebbe continuato a gestire lui tutto. E avrebbe gestito anche la seconda società, intestata ad altri due pisani: anche in questa, dichiarata fallita dal tribunale di Roma il 18 ottobre 2006, erano stati distratti 312mila euro ed erano sparite le scritture, ritrovate poi a casa dell'imprenditore. Per lui, per i due amministratori della Fontina Srl, e per uno dei due rumeni a cui aveva ceduto Le Melorie, il pm Giovanni Maddaleni aveva chiesto il rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta. Estraneo ai fatti il secondo rumeno coinvolto. I tre pisani hanno scelto il patteggiamento mentre il rumeno è stato rinviato a giudizio. L'imprenditore ha patteggiato tre anni, ma, essendo il fallimento della prima società anteriore al maggio 2006, il reato è rientrato nell'indulto con uno sconto di due anni e sei mesi; gli altri due hanno patteggiato 1 anno e 10 mesi.
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