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Pisa

"Basi Usa benvolute in Italia" Confermate condanne ai No global

"Basi Usa benvolute in Italia" Confermate condanne ai No global

«Sia la base militare della Setaf di Vicenza, sia quella di Camp Darby a Pisa, in uso all'esercito degli Stati Uniti d'America, sono state regolarmente autorizzate dallo Stato italiano e non sono certo viste dalla maggioranza delle popolazioni locali con ostilità ed avversione». E' un passo della sentenza con la quale i Supremi giudici della Corte di Cassazione hanno confermato le condanne nei confronti di alcuni No-global

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PISA. «Sia la base militare della Setaf di Vicenza, sia quella di Camp Darby a Pisa, in uso all'esercito degli Stati Uniti d'America, sono state regolarmente autorizzate dallo Stato italiano e non sono certo viste dalla maggioranza delle popolazioni locali con ostilità ed avversione, stante la tradizionale amicizia e il comune modo di sentire che ha sempre contraddistinto i rapporti tra l'Italia e gli Stati Uniti d'America». E' un passo della sentenza con la quale i Supremi giudici della Corte di Cassazione hanno confermato le condanne nei confronti di alcuni No-global, guidati da Luca Casarini, che nel febbraio 2003 scesero sui binari e bloccarono la circolazione ferroviaria della stazione di Monselice (Padova) per impedire il transito di un treno destinato alla base Usa, contenente armi americane.

I No-global erano stati condannati dalla Corte d'appello di Venezia per interruzione di servizio pubblico e della libera circolazione sulle strade ferrate. In Cassazione i manifestanti hanno contestato la condanna in nome del diritto alla protesta «di particolare valore morale e sociale». La Cassazione (sentenza 20312) ha respinto i ricorsi, confermando le condanne, ritenendo la loro manifestazione un'interruzione di pubblico servizio. Per i Supremi giudici la manifestazione aveva correttamente avuto l'effetto di impedire «non solo al treno speciale che trasportava armamenti, ma a tutti gli altri convogli ferroviari, di transitare sulla linea, con conseguente blocco della circolazione per almeno un'ora e connesso pericolo di incolumità per tutti i passeggeri che su tali convogli viaggiavano». Per i giudici «possono essere ritenuti motivi di particolare valore morale o sociale solo quelli avvertiti come tali dalla prevalente coscienza collettiva».

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di Redazione web