Toscana
Si chiude oggi al Palazzo dei congressi
il convegno internazionale su Immanuel Kant
il convegno internazionale su Immanuel Kant
Quei modelli filosofici che potrebbero aiutarci a capire i temi di oggi
Gianni Parrini
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PISA. Si passeggia sotto un caldo sole primaverile discutendo di filosofia, cosmopolitismo ed etica. Ma non siamo nell'Atene di Socrate e Platone, bensì al palazzo dei Congressi di Pisa, dove oggi si chiude l'XI Congresso Kantiano Internazionale. Per cinque giorni la nostra città è stata la capitale mondiale della filosofia, ospitando il più importante convegno del genere, svoltosi in Italia a partire dal Dopoguerra. Per descrivere la rilevanza dell'evento bastano i numeri: 395 relatori, 42 paesi coinvolti, decine di conferenze plenarie e altre iniziative sparse in vari luoghi della città. E non mancano neppure i grandi protagonisti del dibattito filosofico contemporaneo: da Robert Brandom, esponente del neopragmatismo e allievo di Rorty, allo studioso del linguaggio John Searle, passando per il nostro Gianni Vattimo (che doveva essere presente ieri e che però ha dato forfait all'ultimo minuto). Insomma, il gotha della filosofia contemporanea si è ritrovato a Pisa per discutere della riflessione sul cosmopolitismo di Immanuel Kant, il cui pensiero risulta sempre molto attuale: «Kant è il filosofo dell'illuminismo e solitamente si pensa a lui come al campione di una forma di ragione di tipo occidentale - spiega Claudio La Rocca, presidente della Società italiana di studi kantiani - In realtà, una lettura più attenta lo ripropone come fautore di una ragione priva di autorità e divenuta semplice strumento, utile a stabilire forme di accordo intersoggettivo». Rispettare la ragione di ognuno: questo il vero messaggio dell'imperativo kantiano: «In una società postmoderna, caratterizzata dal relativismo e sempre più multiculturale, tale accezione è quanto mai attuale - prosegue La Rocca - Ciò spiega perché Kant sia in assoluto il filosofo più studiato negli ultimi decenni». Nel convegno pisano, i contributi dedicati al cosmpolitismo e all'etica del pensatore di Königsberg hanno prevalso di gran lunga sui lavori incentrati sulla riflessione teoretica e sull'arte. «Oggi si parla molto di testamento biologico, di inizio e fine vita, ecc. - spiega La Rocca - Sono temi sempre più all'ordine del giorno, anche perché il progresso scientifico ci obbliga a fare delle scelte che un tempo non ci venivano richieste. Il pensiero kantiano offre dei modelli con cui sarebbe utile confrontarsi». Il congresso è stato un'occasione per ricordare il professor Silvestro Marcucci, filosofo teoretico dell'Università di Pisa e noto studioso kantiano, scomparso nel dicembre del 2005. «Era un profondo conoscitore del pensiero del filosofo prussiano, del quale però è riuscito a mettere in luce anche le criticità - ricorda La Rocca - Marcucci, inoltre, ha fondato la Società italiana di studi kantiani e anche una rivista dedicata allo stesso argomento: tutti elementi che sono serviti a dare organicità alla ricerca nostrana su questi argomenti». Il congresso si chiude quest'oggi, con la cerimonia di assegnazione del Kant-Preis allo studioso argentino Mario Caimi, dell'università di Buenos Aires. L'intera iniziativa è stata organizzata dalla Kant-Gesellschaft, dalla Società Italiana di Studi Kantiani e dall'Università di Pisa in collaborazione con la Scuola Normale e la Scuola Sant'Anna.
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