Il Tirreno

Pisa

La polizia arriva all'alba

Carlo Venturini
Una mamma costretta a cambiare i pannolini al bimbo in strada dopo lo sgombero. A sinistra in basso il presidio in Largo Menotti
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Una mamma costretta a cambiare i pannolini al bimbo in strada dopo lo sgombero. A sinistra in basso il presidio in Largo Menotti

Le forze dell'ordine non hanno incontrato resistenza

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PISA. Uno sgombero in sordina, ovattato e che ha spiazzato tutti non tanto sul "se" dello sgombero quanto sulla reazione degli occupanti. All'alba di ieri, le famiglie che occupavano da due mesi il famigerato stabile di via Marsala a Riglione, circondate da una settantina di agenti della celere, hanno lasciato i loro appartamenti senza lanciare strali contro le istituzioni, senza gridare, senza innalzare barricate di copertoni.  I mezzi della questura e quelli dei carabinieri assieme a sei auto civetta della Digos si sono potuti avvicinare a pochissimi metri dallo stabile ed una volta entrati in forze nel cortile deserto, hanno dato 15 minuti di tempo per far uscire le famiglie.  Pochi giorni fa, l'ora del tentato sgombero era stata la stessa, così come lo spiegamento di forze dell'ordine. Anzi, se vogliamo, ce ne erano ancora di più dato che si erano presentate anche due pattuglie di vigili urbani in macchina ed una in moto, oltre alla presenza di almeno due pulmini dei servizi sociali. La reazione degli occupanti e degli aderenti a "PrendoCasa" era stata ben diversa allora, con copertoni chiodati gettati in strada, giovani con sciarpa a coprire il volto e con caschi in testa, striscioni e slogan al megafono.  Questa volta nulla di tutto questo è accaduto. Era come se ormai le famiglie fossero stanche, sfibrate o forse solo rassegnate. Ma verso chi o che cosa? «Le istituzioni ci hanno voltato la schiena, i servizi sociali non ci hanno dato risposte, in tanti ci hanno dato dei delinquenti, e quindi è inutile resistere. Non siamo delinquenti, siamo persone normali e quindi ce ne andiamo, ce ne andiamo».  A parlare è una donna, straniera, appena sgomberata e che fa la spola tra il "suo" appartamento e la fermata del bus di là dalla strada dove ha accatastato gli oggetti e gli arredi personali compreso un materasso su cui è appoggiata la figlia 15enne. Intanto, senza nessuna fretta e senza incontrare alcun tipo di resistenza, gli agenti della mobile e della Digos stavano ispezionando l'interno dell'immobile e di appartamento in appartamento, finita l'ispezione, apponevano i sigilli del sequestro. Più volte prima della definitiva apposizione dei sigilli, gli agenti hanno consentito agli occupanti di fare due o tre viaggi per recuperare i loro effetti personali.  Già alle 7.30, l'operazione di polizia in senso stretto era finita. In tutto questo frangente, non è volato neppure un coro di protesta indirizzato a questa o quella istituzione. Solo una delle occupanti ha rilasciato un'intervista molto tesa ad una emittente locale, tant'è che poi la donna è scoppiata in lacrime. «Lacrime di rabbia», ha gridato. Sul posto, a differenza del tentato sgombero dell'altra settimana (non portato a compimento per motivi di salute di tre occupanti), non si è visto nessun consigliere comunale o provinciale di maggioranza o di opposizione. C'erano solo i due avvocati delle famiglie e pochi, pochissimi attivisti del movimento Prendo casa così come le famiglie apparivano almeno a prima vista in un numero minore a quanto ci si aspettava e cioè 8 nuclei familiari con 17 bambini.  «Abbiamo attivato la nostra rete di solidarietà per le famiglie sgomberate che saranno ospitate in via temporanea, in case di privati», ha detto a caldo una militante di Prendo casa. Intanto, sul marciapiede opposto allo stabile, le famiglie sgomberate stavano aspettando le auto dei ragazzi del movimento per spostarsi, per trasferirsi assieme ai loro effetti personali. Ma dove? «Stiamo navigando a vista, non lo sappiamo ancora». Una delle opzioni era quella di andare sotto il Comune, un'altra che poi ha prevalso, è stata quella di raggiungere largo Ciro Menotti dove c'era il cittadino curdo al terzo giorno di sciopero della fame. In largo Ciro Menotti le famiglie e gli attivisti di "PrendoCasa" hanno montato delle tende e lì in pieno centro, c'è stato il momento più politico dell'intera vicenda con una conferenza stampa dove hanno preso posizione il Sicet, l'Unione inquilini, i Comunisti italiani e Rifondazione Comunista.  «Apprezziamo - hanno detto dal movimento "PrendoCasa" - l'idea dell'Unione inquilini di usare i 17 immobili in vendita per finanziare il Piuss, per finalità abitative urgenti». Salvatore Montano dei Comunisti Italiani ha proposto poi che la Regione faccia un inventario di tutte le case sfitte in Toscana e che apra un fascicolo su chi le tiene disabitate. La conferenza stampa si è tenuta poco distante dalla Mattonaia che era sorvegliata dalle forze dell'ordine così come altre case sfitte dello stesso proprietario dell'immobile di via Marsala.  «Invece di presidiarla con i carabinieri, la Mattonaia va restituita alla collettività», hanno detto da "PrendoCasa". Dopo la conferenza stampa, c'è stata un'assemblea pubblica ed una cena sociale. Poi gli occupanti di via Marsala si sono riuniti per discutere se partecipare o meno alla seduta del consiglio comunale di oggi che tratta proprio dell'Agenzia casa. «Noi non abbiamo scelta - dicono le famiglie sgomberate - non possiamo e non vogliamo muoverci da qui fino a quando non verrà trovata una soluzione da parte delle istituzioni».  «Non si tratta solo di trovare 8 appartamenti per 8 famiglie - spiegano da "PrendoCasa" - bensì di risolvere un'emergenza abitativa e di spazi sociali che dura a Pisa da troppi anni». Ieri sera intanto un altro capofamiglia degli sfollati, un cittadino di origine albanese, ha deciso a sua volta di intraprendere lo sciopero della fame per chiedere alle istituzioni di intervenire in modo propositivo.  Comunisti italiani, Rifondazione Comunista e i sindacati degli inquilini hanno chiesto un incontro all'assessore regionale Salvatore Allocca previsto per oggi alle 15.30. Domani alle 18 è prevista un'assemblea pubblica in largo Ciro Menotti.

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