Il Tirreno

Pisa

Fioravanti sbatte la porta e si dimette

G.P.
Il professore Gianfranco Fioravanti
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Il professore Gianfranco Fioravanti

Lascia l'incarico di rappresentante in Senato Accademico

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 PISA. Il professore Gianfranco Fioravanti si è dimesso da rappresentante dell'area umanistica in Senato Accademico. La scorsa settimana aveva inviato la lettera di dimissioni al rettore, ai rappresentanti del massimo organo d'ateneo nonché all'area 5 (Lettere e Lingue) di cui era stato eletto rappresentante. Le sue dimissioni, dopo essere state accettate dall'amministrazione, ieri sono divenute ufficiali.  «Ho fatto questa scelta - dice Fioravanti - per un dissenso profondo su come concepire i vari organi di governo e di garanzia dell'ateneo. La politica del governo ha ridotto l'autonomia e le scelte dell'amministrazione hanno aggravato questa situazione. Sono valutazioni personali e, di conseguenza, ho fatto la mia scelta».  Il professore Fioravanti aveva fatto sapere quale era il suo pensiero attraverso una lettera aperta al rettore e resa pubblica. Alla base di questa personale protesta, le ultime scelte eseguite dal Senato fra cui la "raccomandazione" ai decani di considerare l'attuale contesto in cui si sta approvando la riforma universitaria e, pertanto, l'opportunità a rinviare l'apertura delle procedure elettorali a settembre. Ma, al di là della mozione votata in Senato, a Fioravanti non era andato giù il metodo.  «I decani - aveva scritto Fioravanti - hanno invece ricevuto una vera e propria delibera in cui veniva mantenuto nella sua integralità il combinato disposto del documento iniziale e che si concludeva con una dizione ("Il Senato delibera di raccomandare") nella cui incongruità credo che pochi senatori possano riconoscersi».  Fioravanti aveva anche criticato il contenuto della lettera che aveva accompagnato la rottamazione dei 48 ricercatori con 40 anni di contributi. Una delle giustificazioni della "risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro" era la constatazione della mancanza, nei settori scientifico disciplinari di appartenenza dei singoli ricercatori licenziati, di specifiche esigenze di didattica e di ricerca. Per questo, Fioravanti sosteneva che «qualunque sia stato l'ufficio o l'organo di governo che ha stilato la lettera (ma nei fatti essa porta la firma del rettore) esso si è arrogato indebitamente competenze non sue».

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