Il Tirreno

Pisa

La manifestazione degli antiproibizionisti parte sabato nel pomeriggio da piazza Sant’Antonio

Canapisa fa discutere, ed è mistero sul percorso

Un corteo di Canapisa sfila in città
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Un corteo di Canapisa sfila in città

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 PISA. Non è stato ancora deciso il percorso che il corteo seguirà: gli organizzatori vorrebbero passare per il centro, le forze dell'ordine vorrebbero una manifestazione meno concentrata in città. Richiede una grande concentrazione di forze l'iniziativa Canapisa, organizzata per sabato prossimo all'ombra della Torre dall'Osservatorio antiproibizionista con il supporto dei gruppi Rebeldìa e Tijuana Project.  Una manifestazione che ogni anno, da ben nove anni, diventa oggetto di un dibattito acceso fra opposte opinioni: da una parte chi la vede come un'apertura al libero consumo di stupefacenti, dall'altra chi si batte contro il proibizionismo e per la libertà di scelta, al di fuori di un mercato che scatena appetivi mondiali. Da settimane la discussione sulle nostre cronache è rovente, genericamente tutti chiedono che si sfili pure, non necessariamente per il centro, ma soprattutto rispettando la città, senza episodi di atti vandalici o scritte sui muri. Per sabato ci si attende insomma un'altra giornata di fuoco.  Il concentramento degli aderenti è previsto per il pomeriggio, alle 17.30. in piazza Sant'Antonio, a due passi dalla stazione. Da qui dovrebbe partire un corteo, con tanto di carri, che dovrebbe attraversare la città, secondo le previsioni degli organizzatori fino a dopo le 21. Si prevede che l'arrivo sia fissato in piazza San Paolo a Ripa d'Arno. Poi la serata sarebbe libera: in genere a volte si è conclusa nello spazio Expo, a Ospedaletto. Ancora però non sono stati resi noti, né dalle forze dell'ordine, né dagli organizzatori, possibili percorsi e destinazioni.  Hanno sottolineato spesso gli organizzatori: «Le politiche proibizioniste che hanno gettato nella clandestinità milioni di esseri umani, di fatto, hanno creato il mercato nero delle sostanze illecite, un mercato totalmente libero nel quale è possibile avere enormi profitti. Paradossalmente, nonostante i loro continui fallimenti nel ridurre il volume dei traffici e i livelli di consumo delle droghe, queste strategie non sono mai state messe seriamente in discussione, anzi sono state potenziate e rafforzate negli aspetti più repressivi arrivando ad essere la principale causa di carcerazione mondiale».

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