Attenzione
Lo stalker? E' il ragazzo della porta accanto
Federica Santillo
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Donne spesso vittime di stalkingIn aumento i casi di persecuzione, ma ora c'è una legge che protegge le vittime
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PISA. Brillante studente, con una vita dedicata alla matematica e al violino, è crollato sotto una gragnola di colpi sparati da poco più di un metro. La sua colpa? Non aver corrisposto l'"affetto" di un collega. È l'esito tragico di un caso di stalking, descritto dalla dottoressa Anna Emanuela Tangolo, della società pisana PerFormat, a margine del convegno della Fidapa "Non ti lascerò mai... in pace. Quando l'amore diventa persecuzione: lo stalking".
Dagli interventi dei relatori è emerso che il persecutore o stalker può essere un estraneo, ma il più delle volte è un conoscente, un collega, un familiare, un vicino di casa o un ex partner, che agisce spinto dal desiderio di recuperare il precedente rapporto o per vendicarsi di qualche torto subito. In altri casi, invece, ci si trova davanti a persone con problemi di interazione sociale, che agiscono in questo modo con l'intento di stabilire una relazione sentimentale, imponendo la propria presenza ed insistendo anche nei casi in cui abbiano ricevuto una chiara risposta negativa.
Meno frequente il caso di individui affetti da disturbi mentali, per i quali l'atteggiamento persecutorio ha origine dalla convinzione di avere effettivamente una relazione con l'altra persona. Il professor Mario Guazzelli, titolare della cattedra di psicologia clinica dell'Università di Pisa, ha spiegato che questi soggetti manifestano sintomi di perdita del contatto con la realtà e spesso hanno una personalità borderline.
Solitamente tali comportamenti si protraggono per brevi periodi - mesi, al massimo un anno - il che mette in luce l'anormalità di questo genere di condotte che possono degenerare in aggressioni fisiche con il ferimento o, addirittura, l'uccisione della vittima. Spesso capita che gli stalker perseguitino gli operatori (psicoterapeuti, assistenti sociali, infermieri): su 361 il 34 per cento ha subito molestie e l'11 per cento stalking. Chi si rende responsabile di atti persecutori - ha sottolineato l'avvocato Giulia Padovani - commette un reato. Lo stalking si differenzia dalla semplice molestia per l'intensità, la frequenza e la durata della variegata congerie comportamentale.
Dagli interventi dei relatori è emerso che il persecutore o stalker può essere un estraneo, ma il più delle volte è un conoscente, un collega, un familiare, un vicino di casa o un ex partner, che agisce spinto dal desiderio di recuperare il precedente rapporto o per vendicarsi di qualche torto subito. In altri casi, invece, ci si trova davanti a persone con problemi di interazione sociale, che agiscono in questo modo con l'intento di stabilire una relazione sentimentale, imponendo la propria presenza ed insistendo anche nei casi in cui abbiano ricevuto una chiara risposta negativa.
Meno frequente il caso di individui affetti da disturbi mentali, per i quali l'atteggiamento persecutorio ha origine dalla convinzione di avere effettivamente una relazione con l'altra persona. Il professor Mario Guazzelli, titolare della cattedra di psicologia clinica dell'Università di Pisa, ha spiegato che questi soggetti manifestano sintomi di perdita del contatto con la realtà e spesso hanno una personalità borderline.
Solitamente tali comportamenti si protraggono per brevi periodi - mesi, al massimo un anno - il che mette in luce l'anormalità di questo genere di condotte che possono degenerare in aggressioni fisiche con il ferimento o, addirittura, l'uccisione della vittima. Spesso capita che gli stalker perseguitino gli operatori (psicoterapeuti, assistenti sociali, infermieri): su 361 il 34 per cento ha subito molestie e l'11 per cento stalking. Chi si rende responsabile di atti persecutori - ha sottolineato l'avvocato Giulia Padovani - commette un reato. Lo stalking si differenzia dalla semplice molestia per l'intensità, la frequenza e la durata della variegata congerie comportamentale.
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