Finanza
Rebeldìa "occupa" il Comune
Francesca Ferretti
◗
Il finto sindaco durante la protesta di Rebeldìa Protesta simbolica contro i ritardi legati alla nuova sede
2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Devono liberare gli spazi di via Battisti 51 entro il prossimo 30 giugno, ma i gruppi e le associazioni che risiedono lì dal 2006 non hanno un luogo alternativo dove andare. Cosa fare allora? In un clima di festa e gioco, le 30 realtà associative del Progetto Rebeldìa si sono ritrovate ieri mattina davanti a Palazzo Gambacorti e, ridisegnando sul pavimento della piazza i perimetri degli uffici comunali, li hanno "occupati" simbolicamente con le loro attività. «Abbiamo saputo dello sgombero solo dieci giorni fa e non c'è tempo per trovare soluzioni adeguate», dice Stefano Gallo. «Chiediamo a Comune, Provincia, Università e agli enti pubblici che hanno proprietà non utilizzate di aprire un tavolo di confronto per costruire un percorso alternativo». Davanti a un pubblico curioso e divertito, la nuova "sede" del Rebeldìa è stata inaugurata da un "sindaco" finto con un vero e proprio taglio del nastro. A quel punto l'"architetto" del Rebeldìa ha spiegato la nuova sistemazione delle associazioni all'interno del palazzo, con le stanze degli assessori occupate dai gruppi di Greenpeace e Afrika Insieme, dal Gruppo di acquisto solidale, dal laboratorio di informatica Acklab, dagli scacchisti e dagli arrampicatori di Equilibri precari, la Sala Baleari trasformata nell'area concerti e la Sala Rossa nella caffetteria Machu Picchu. A margine dell'iniziativa, gli organizzatori hanno ripercorso la storia dello stabile di via Battisti, dato temporaneamente in concessione al Rebeldìa dall'amministrazione comunale nel 2006 in attesa di una sistemazione definitiva: «In quell'area, infatti, si sarebbe dovuto avviare il cantiere di lavori della Sesta Porta, che abbiamo saputo solo adesso partirà il prossimo 1º luglio. Dopo tre anni e mezzo di trattative non è stato trovato nessun percorso alternativo e le associazioni rischiano di rimanere per la strada». Il Rebeldìa ribadisce l'intenzione di raggiungere una conclusione positiva: «Da oggi al 30 giugno si apre una finestra temporale in cui o si trova una soluzione adeguata o il progetto Sesta Porta si bloccherà, non per volontà nostra. Speriamo che questa fretta possa trasformarsi in una spinta per gli enti pubblici a impegnarsi nel trovare spazi adeguati per le attività sociali delle trenta associazioni, svolte gratuitamente per tutta la città».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
