Il Tirreno

Pisa

COSÌ NON VA

Quelle pretese fuori dalla legalità

Gianfranco Borrelli

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Come un flashback di svariati anni fa. Brutti ricordi e brutto presente. A ripetizione, in questi giorni, si vivono momenti di tensione, rischio di scontro fisico, provocazioni e prevaricazioni nei confronti delle istituzioni e dei suoi uomini e delle sue donne.  C'è qualcosa che non va. Ma non solo perché è inaccettabile che sia diventato necessario un presidio di polizia municipale nei corridoi del Comune per evitare irruzioni e che il sindaco sia sotto scorta dopo l'accerchiamento e le intimidazioni dell'altra sera.  È anche il flashback che non va. Le immagini che la memoria richiama sono asimmetriche rispetto a quelle di oggi. Ed è innanzitutto un problema di numeri. Di fronte agli schieramenti di forze dell'ordine, dietro gli striscioni, sono davvero molti meno quelli che oggi si agitano, che urlano, che accusano e che pretendono di aver ragione anche violando la legalità. E non può piacere che poche decine di persone possano condizionare la convivenza civile di una città, far temere incidenti, rendere necessaria la chiusura di strade, ostacolare il lavoro negli uffici pubblici e delle istituzioni, impegnare le forze dell'ordine a un lavoro che le sottrae ad altri compiti.  Chi professa di avere a cuore i diritti dei più deboli, dovrebbe rispettare tutti i diritti, anche quegli degli altri e accettare le regole e le leggi. Accettare anche che il confronto non necessariamente deve concludersi come si pretende.  Verrebbe da dire, parafrasando Humphrey Bogart: è la democrazia, bellezza!  Non solo, un'altra differenza che il flashback propone è la natura dei protagonisti. Nelle varie azioni sono presenti, è vero, gli occupanti delle case di via Marsala. Ma contestano di più, urlano di più, pretendono di più, gli attivisti del "Progetto prendo casa". Alcuni dei volti poi ricorrono, sono gli stessi - invecchiati - di analoghe esperienze del passato.  E così accade che i problemi sociali, l'emergenza abitativa, il diritto alla casa, esistono negli slogan, ma sfumano nella concretezza necessaria delle richieste di un intervento pubblico per una soluzione. Si perdono nella voglia a tutti i costi di un antagonismo senza se e senza ma. Che alla fine danneggia anche coloro - i senzacasa - nell'interesse dei quali si sostiene di agire. In questo senso è illuminante il lavoro svolto dai servizi sociali sulle famiglie occupanti. E non solo e non tanto per i tre nuclei che non erano dei senzacasa, quanto per quelli che decidendo di occupare hanno perso la possibilità di entrare in graduatoria per avere una casa popolare.  Ma il nodo fondamentale resta quello della legalità. Violandola - dalle occupazioni alle irruzioni, dalle violenze verbali alle intimidazioni - induce il pensiero che si può, che si possono ottenere risultati anche a scapito di chi rispetta le regole (cioè gli altri senzacasa).  È questo forse il danno più grave che si fa alla città.

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di Redazione web