Il Tirreno

Pisa

I ricercatori «Se ci fermiamo noi si blocca l'ateneo»

Gianluca Campanella
Un momento dell’assemblea dei ricercatori ieri mattina alla facoltà d’Ingegneria
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Un momento dell’assemblea dei ricercatori ieri mattina alla facoltà d’Ingegneria

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 PISA. I ricercatori dell'università si sono riuniti ieri mattina nell'aula magna della facoltà d'Ingegneria per stabilire le forme di mobilitazione contro il ddl Gelmini. Tra le proposte c'è anche quella di un giorno di chiusura totale dell'ateneo.  L'obiettivo è mostrare all'opinione pubblica gli effetti sulle lezioni nel caso i ricercatori si astenessero dalla didattica, «una forma di volontariato a cui non siamo tenuti per legge, ma che pratichiamo da anni gratis».  L'assemblea si è aggiornata alla prima settimana di giugno e si svolta in modo altalenante: coordinata dalla rappresentante dei ricercatori in cda, Rosalba Tognetti, la prima parte è servita a capire la situazione nelle varie facoltà. In seguito, ci sono stati numerosi contributi, tra cui quello di Mauro Stampacchia (Scienze Politiche): «Non stiamo difendendo solo i nostri diritti, ma l'idea di università. Meglio una sconfitta onorevole che fare finta di niente e non ingaggiare una battaglia».  E quello di un ricercatore di Ingegneria: «Facciamo didattica perché c'era un accordo implicito; un giorno saremmo stati premiati. Ma il patto generazionale si è rotto e resteremo ricercatori a vita: ricercatori, non "finti docenti". Allora applichiamo il contratto alla lettera: facciamo ricerca e non lezioni. Protestiamo prima che il ddl ci obblighi alla didattica; o siamo dei pecoroni».  Molti preferiscono non rivelare il nome, ma spiegano di sentirsi sotto ricatto per il contratto in scadenza. Altri hanno problemi di coscienza perché in alcuni corsi di laurea la quasi totalità delle lezioni è tenuta da ricercatori: «Un'arma a doppio taglio! Se ci fermiamo noi, la didattica è paralizzata: questo ci garantisce massima visibilità, ma danneggiamo gli studenti».  Al termine arriva la solidarietà del prorettore alla didattica, Nicoletta De Francesco: «Valutate voi, ma è il momento di dire no. Anche se sono scoraggiata dalla situazione».

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