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Ateneo, i ricercatori alzano il tiro: non faremo più lezione in aula
Giovanni Parlato
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PISA. Il cammino che sta portando il decreto Gelmini alla legge che riformerà l'università sta mettendo in fibrillazione il mondo accademico. Numerose le proteste. I ricercatori aderiscono alla contestazione facendo sapere di non volere partecipare agli incarichi didattici. La prima alzata di scudi arriva dalla Facoltà di Agraria. Intanto, i ricercatori pisani hanno convocato un'assemblea che si terrà oggi alle 9,30 nell'aula magna della facoltà di Ingegneria. Sarà l'occasione per fare il punto su quali misure prendere contro la riforma universitaria, una riforma che - al momento - sta tenendo in stand by il rinnovo della carica di rettore, di tre presidi di facoltà e direttori di Dipartimento. I primi a fare sapere i propri intendimenti, sono i ricercatori della facoltà di Agraria i quali, riuniti in assemblea, hanno duramente criticato il ddl Gelmini. Non condividono la messa ad esaurimento della figura del ricercatore a tempo indeterminato sostituita da quella del ricercatore a tempo determinato senza un riconoscimento giuridico dell'attività didattica. Inoltre, viene criticata la mancata previsione di adeguate risorse finanziarie destinate alla ricerca universitaria. Per queste, e per altre ragioni, i ricercatori della Facoltà di Agraria firmatari del documento comunicano «la loro attuale indisponibilità a ricoprire incarichi didattici non obbligatori per legge a partire dall'anno accademico 2010-2011 e si riservano di accettare tali incarichi solo nel momento in cui saranno apportati cambiamenti sostanziali nella prospettata riforma legislativa in riferimento al ruolo del ricercatore». Inoltre, i ricercatori lanciano un appello ai docenti di prima e seconda fascia, a sostegno delle loro istanze, «di effettuare solo le ore di didattica relative al loro incarico istituzionale a partire dall'anno accademico 2010-2011 e di impegnarsi a non coprire gli insegnamenti resi vacanti per indisponibilità dei ricercatori». E la tensione è alta anche a Chimica dove i ricercatori del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale «non escludono la possibilità di ritirare la disponibilità ad assumere carichi didattici nel prossimo anno accademico, un compito al quale per anni ci siamo volontariamente prestati senza neppure la contropartita di un riconoscimento formale del lavoro svolto». I ricercatori hanno espresso una profonda preoccupazione «in merito ai cambiamenti nell'Università, resi palesi da provvedimenti quali il pensionamento forzoso dei ricercatori aventi 40 anni di età contributiva». E a favore dell'assunzione degli 89 stabilizzandi tecnici amministrativi (che hanno manifestato davanti al rettorato) e di un bando per 68 ricercatori è un appello firmato da un migliaio di cittadini pisani e lo stesso personale dell'ateneo pisano.
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