Sicurezza
«È un decreto aziendalista»
G.C.
Bocciata la riforma del ministro Gelmini
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PISA. Oltre alla "situazione locale, l'assemblea generale unitaria dell'università ha analizzato il ddl Gelmini, primo tema all'ordine del giorno. E gli oltre cinquecento docenti presenti del polo Carmignani, hanno demolito il progetto di riforma. Sin dal nome: è stato infatti ribattezzato «ddl del governo» o «ddl del parlamento», perché è uscito intatto dalla commissione istruzione del Senato, «blindato da tutte le forze politiche, opposizione compresa». O, ancora, «ddl della Confindustria», perché «la logica aziendalistica è stata fortemente anticipata dai tagli: la riforma ora serve solo a far conservare il potere di chi ce l'ha e a condividerlo con le imprese che entreranno per legge in consiglio d'ammistazione». Ci sono docenti, ricercatori, sindacalisti e anche studenti. Il il rappresentante in Senato Accademico della lista "Sinistra per", Rocco Albanese, chiede che l'organo in cui siede «assuma una posizione pubblica sul ddl», lo condanni e si smarchi, altrimenti confermerà il sospetto secondo cui «la Conferenza dei rettori ha una grave responsabilità» sulla stesura della legge. Ma la platea tutta non vuole passare per conservatrice e nell'incipit del documento votato all'unanimità scrive che «una vera riforma dell'università è indispensabile e urgente». Appunto, una riforma «vera», non il ddl Gelmini che «scardina il sistema nazionale dell'università, introduce meccanismi concorsuali che non eliminano il nepotismo e accentuano il localismo, aggrava il precariato con l'istituzione del ricercatore a tempo determinato, non dà certezze agli attuali ricercatori di ruolo e, infine, è troppo generico sul diritto allo studio». Il "catalogo delle denunzie" è lunghissimo e compare nella mozione finale approvata e consegnata al rettore Marco Pasquali.
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