Il Tirreno

Pisa

Allagamenti, proteste a Ripafratta

Pierluigi Ara
Un operaio alle prese con un allagamento
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Un operaio alle prese con un allagamento

Piana di Farneta e la zona del cimitero le più colpite

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 RIPAFRATTA. Il paese, o meglio alcune sue parti, ko. La pioggia ha messo in ginocchio intere zone della importante frazione sangiulianese: case allagate, cantine inondate di fango, raccolti compromessi a cominciare alla coltura degli ortaggi che rischiano di marcire perché i campi non sono adibiti a risaie.  I terreni che maggiormente hanno subito l'offesa delle avverse condizioni meteorologiche, già da giorni, risultano la piana di Farneta e l'area vicina al cimitero in via Fattori, non distante da via Gianni Rodari.  «Paghiamo gli errori anche urbanistici commessi negli ultimi anni», tuona Paolo Mengoli il quale ci mostra la sua abitazione finita sotto la valanga di acqua. L'edificio risale a circa un secolo fa (esattamente fu edificato nel 1909) e da generazioni i Mengoli accudiscono con certosina pazienza le loro proprietà valorizzando nel contempo il patromonio di strumenti della civiltà contadina e le reti dei pescatori del Serchio dell'Ozzeri; nonno Arturo era un'artista del legno che sul lungomonte pisano ha lasciato traccia dei suoi pregiati manufatti.  In un vasto giro di orizzonte delle realtà che hanno subito danni rientrano altri edifici, e in primis quello di Gino Barsotti. Problemi a gogò anche nella lottizzazione affidata ad una nota cooperativa edilizia: 12 villette di buona fattura fanno bella mostra adagiate su un lenzuolo verde ma, come riferisce Paolo Bracaloni, vanno sistematicamente sotto, a cominciare dai piani bassi, ogni volta che piove un po' di più, come è avvenuto domenica pomeriggio ed ieri. In una rapida ricognizione scopriamo che a pochi metri qui passava l'autostrada Firenze Mare costruita negli anni Trenta, sotto il regime fascista, e poi dismessa per privilegiare un tratto diverso. Ai lati scorrono due fossati una volta ben controllati e accuditi grazie ad una manutenzione accurata.  Ai giorni nostri, per effetto tra l'altro della cementificazione selvaggia e comunque non mossa da criteri razionali, si è creata artificialmente una interruzione per permettere il passaggio verso la lottizzazione. I fossati sono stati bloccati o deviati, qualcosa non va bene perché liquidi chiari e neri non di rado si mescolano insieme. Riprende Mengoni, che fa sapere come una petizione popolare di centinaia di firme, consegnata a palazzo municipale non abbia mai avuto nessun riscontro: «C'è un particolare che la dice lunga su ciò che va e quello che non torna. Ad appena un centinaio di metri dalla case passa l'elettrodotto. Si fa vedere, dietro richiesta, qualcuno dell'Arpat a rilevare l'effetto delle onde elettromagnetiche, però chissà perché i valori non ce li comunicano...».  In ultima analisi il quadro generale è poco rassicurante: alluvione e bombardamento del circuito elettromagnetico. La gente per questo protesta e alza il dito accusatore. Il refrain ripetuto: «Siamo abbandonati».  

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