La manifestazione
A un passo dallo scontro in piazza
Carlo Venturini
◗
Momenti della protesta contro Fini In alto a destra la mediazione del professor Consorti Ore di tensione davanti alla Scuola Normale, a fuoco un cassonetto
2 MINUTI DI LETTURA
PISA. È stata una mattinata ad alta tensione quella che ha visto ieri fronteggiarsi le forze dell'ordine in tenuta antisommossa ed oltre un centinaio di studenti che volevano entrare al polo Carmignani dove stava parlando Gianfranco Fini, presidente della Camera. Piazza dei Cavalieri era blindata, ma ciò non ha impedito agli studenti del Tijuana project, dei Collettivi ed agli antiproibizionisti di avvicinarsi al cordone di polizia. Per almeno tre ore i due schieramenti si sono fronteggiati. «Vogliamo parlare di diritti democratici con qualche rappresentante universitario, non con la Digos», hanno detto ai megafoni gli studenti decisi non solo a non arretrare ma ad entrare al polo Carmignani. «Fini viene a parlare di diritti, ma noi non possiamo entrare ad esprimere la nostra opinione, nella nostra università che dovrebbe essere il luogo d'eccelenza della democrazia», ha detto Angelo del Tijuana project. La questura a questo punto ha chiamato il prof. Pierlugi Consorti il quale ha detto agli studenti che nell'aula c'era posto solo per tre studenti. «Noi siamo oltre cento e voi volete farci entrare in tre? Questa è l'ennesima presa in giro», hanno risposto i manifestanti che prima di entrare nella Piazza dei Cavalieri hanno sfilato in corteo passando e fermandosi davanti al rettorato chiuso. Fallita la mediazione del prof. Consorti, è stata la volta del responsabile della sicurezza del presidente della Camera che ha evidenziato come la sala fosse piena e che non c'era posto per altri. A questo punto però un gruppo di manifestanti si è staccato dal grosso del cordone universitario, ha aggirato Piazza dei Cavalieri passando da via Consoli del mare ed è entrato nella stessa piazza dall'arco che porta alla mensa universitaria. Il gruppo è stato circondato subito dai carabinieri. «Non possiamo dimenticare che la legge sull'immigrazione - ha detto Emanuele del Tijuana project - porta il nome di Fini, una legge che annienta il diritto all'asilo politico, all'accoglienza. Quindi che ci venga a fare una lezioncina sui diritti è del tutto fuori luogo». Alla fine della manifestazione è stato appiccato il fuoco ad un cassonetto, ma gli organizzatori della protesta hanno preso le distanze dal gesto. I commenti politici non sono tardati. «L'università di Pisa non sa gestire democraticamente gli spazi pubblici», dice Rifondazione. «Fini si atteggia da moderato ma ha detto che rivoterrebbe la legge Bossi-Fini», aggiunge Sinistra Critica. I Cobas: «Fini è stato e resta un reazionario».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
