Italia
Boom di avvocati uno ogni 291 pisani ma ora calano i clienti
Candida Virgone
Riduzione drastica del reddito (fra il 20 e il 30%) e difficoltà soprattutto per le donne e i giovani
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PISA. La caccia al cliente è sempre più dura. La battuta corre da mesi nella classe degli avvocati, una fascia cosiddetta «alta» fino a poco tempo fa, ma che, con la crisi economica, rischia di entrare fra le categorie sociali dove si è registrato uno fra i maggiori cali di redditi. E la colpa non è solo della crisi che ha messo in ginocchio un po' tutti, dai ceti deboli alla cosiddetta middle class, ma anche di una sorta di sovraffollamento delle toghe che porta ad una concorrenza sfrenata, dove a soffrire sono qualità e tariffe. Al punto da far pensare al numero chiuso. A Pisa, ad esempio, conti alla mano, si calcola che fra città e provincia ci sia un avvocato ogni 291 pisani. Se infatti gli abitanti in provincia sono 411mila (88mila dei quali solo nel capoluogo), gli avvocati, fra iscritti all'ordine e praticanti abilitati sono 1.408. Un po' troppi insomma. Ma il trend rispecchia la media nazionale, che ha visto una crescita dei legali negli ultimi dieci anni che si attesta intorno al 60%, insomma più di un raddoppio, con 240mila circa nella penisola, di cui 12mila circa solo in Toscana. E a soffrire del calo di redditi sono soprattutto le donne e i giovani, non solo quelli che si affacciano alla professione, ma anche tutta la fascia dei trentenni. Lo spiega la presidente dell'ordine degli avvocati della provincia, Rosa Capria, con il segretario, Alberto Marchesi, il consigliere Paolo Oliva, il presidente dell'Aiga, che riunisce i giovani avvocati, Maria Mondano, e il presidente ed il segretario della camera penale, Ezio Menzione e Maria Luisa Bresciani. «A Pisa ci sono 1.239 iscritti - spiega la presidente Capria -, 1.189 avvocati più docenti universitari e uffici legali di enti pubblici, con il sorpasso fra donne (667) e uomini (572), più 169 praticanti abilitati, cioè al secondo anno di professione e che quindi sono già operativi, e 302 cosiddetti semplici. Insomma si calcola che gli avvocati all'ombra della Torre siano uno ogni 291 abitanti. Il calo di redditi si attesta fra il 20 ed il 30% su tutte le fasce di età, con maggiori sofferenze fra i giovani e le donne. Secondo dati dalla cassa nazionale forense, il reddito delle avvocate è circa la metà di quello dei colleghi maschi. Per questo la commissione pari opportunità del consiglio nazionale forense ha chiesto degli interventi in tal senso, che vadano dagli studi di settore agli sgravi fiscali, da convenzioni con i nidi all'indennità di maternità, che arriva dopo anni e va in base al reddito, o ancora al poter finalmente considerare la gravidanza come un legittimo impedimento, condizione che stiamo inserendo in un protocollo locale e nazionale che stiamo portando avanti con i giudici e le associazioni di categoria». «Il reddito dei giovani avvocati - aggiunge Maria Mondano - non supera al netto i 12mila euro l'anno. Questo non solo nella fascia dei trentenni, ma anche fra i 40 e i 44 anni, quando lavoro e carriera dovrebbero essere nel pieno delle potenzialità». «La donna avvocato poi - aggiunge la presidente dell'ordine - è relegata a certi settori, come le problematiche familiari, che vanno dalle separazioni alle violenze, ma non a quelli che fruttano di più, penale, affari, diritto societario. Insomma è anche la domanda che condiziona il lavoro». «Poi - spiegano Marchesi e Oliva - bisogna aggiungere i ritardi cronici da parte dello Stato nel pagamento delle difese d'ufficio e dei gratuiti patrocini. Da tutto sono esonerati ovviamente gli universitari, il cui imprimatur di qualità li esclude dalla crisi». «Quello che dispiace comunque - commenta Bresciani - è che non si senta parlare di misure da prendere da parte di nessuno». «Bisogna dirlo - conclude Capria -: ci sentiamo un po' abbandonati a noi stessi».
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