Sicurezza
«Al night c'ero ma non aiutavo nessuno»
Candida Virgone
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Il gip Pietro Murano e il night chiusoHa risposto per quattro ore in carcere alle domande del gip uno dei poliziotti arrestati
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PISA. «Frequentavo quel night, la mia unica colpa sarebbe questa, ma non ho mai favorito i titolari. Respingo tutte le accuse che mi sono state mosse e posso spiegare il perché delle circostanze in cui mi sono venuto a trovare». Ha risposto a tutte le domande del gip Pietro Murano, ieri mattina, Filippo Arzilli, il poliziotto finito in carcere con pesanti accuse per l'attività di un night di Ospedaletto, l'Off Side, un circolo aperto con finalità culturali, ma in cui si sarebbe fatto tutt'altro, soprattutto sarebbe stato messo in piedi un vero e proprio traffico di lucciole rumene giovanissime con allegato spaccio di droga. L'interrogatorio è durato quattro ore: iniziato all'una e mezza ieri mattina si è concluso alle cinque e mezza del pomeriggio. L'ispettore della Squadra Mobile della questura, apparso particolarmente prostrato, ha dato una sua versione degli avvenimenti riguardanti le accuse che gli sono state mosse, cercando di dare una ragione delle sue «irregolarità comportamentali», ma ritenendo che le misure prese nei suoi confronti siano eccessive rispetto ai fatti. I contorni della vicenda, che ha provocato un vero e proprio terremoto in via Lalli e un grande dolore nei colleghi che si sono trovati, giocoforza, a dover condurre le indagini, cominciano intanto a delinearsi più chiaramente nonostante il riserbo degli inquirenti. Dodici le persone indagate: otto sono finite agli arresti, 5 in carcere e 3 ai domiciliari, e quattro sono state denunciate. Al Don Bosco si trovano l'ispettore della Squadra Mobile Arzilli, 44 anni, residente a Peccioli, un albanese, Skender Barushi, 42 anni, e tre livornesi: il titolare del locale, Pierluigi Di Maria, 45 anni, il vicepresidente, Fabrizio Banti, 45 anni, e il cassiere, Gianluca Isozio, 50 anni. Ai domiciliari si trovano un altro ispettore della questura, Alessandro Antonicelli, 47 anni, un noto imprenditore con concessionarie di auto a Pisa e Pontedera, Giovanni Nesti, 42 anni, e Luca Di Maria, 42 anni, anche lui livornese. Fra i 4 denunciati un noto investigatore privato di Pontedera e una giovane livornese di 36 anni. Le accuse sono pesantissime: vanno dalla corruzione al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione fino allo spaccio di droga. Di corruzione e favoreggiamento devono rispondere i due ispettori, i tre gestori anche di sfruttamento e Di Maria anche di estorsione. I tre ai domiciliari sono accusati di spaccio. L'investigatore, la cui attività è stata sospesa per 8 mesi, deve rispondere di corruzione, e la donna, sottoposta all'obbligo di firma, di sfruttamento della prostituzione. Gli interrogatori, avvenuti ieri mattina in carcere, si sono conclusi alle 18. Mentre l'ispettore avrebbe risposto, la maggior parte degli altri coinvolti si sarebbe avvalsa della facoltà di non rispondere. I tre ai domiciliari verranno invece ascoltati domani in tribunale. Arzilli è difeso dall'avvocato Riccardo Taverniti, che fra qualche giorno presenterà istanza di revoca o sostituzione della misura; Antonicelli dal professor Enrico Marzaduri e dall'avvocato Mario De Giorgio; Nesti da Antonio Cariello; il titolare del night dall'avvocato Tuticci di Livorno; Barushi da Sgromo di Firenze, l'investigatore dall'avv. Giovanni Capria. La vicenda si snoda attraverso diversi episodi, alcuni, sullo spaccio, risalenti a due anni fa, tutti gli altri concentrati fra la fine dello scorso anno e l'inizio di questo, fino alla chiusura definitiva dell'Off Side, in via Emilia, a Ospedaletto, avvenuta ai primi di febbraio. Il locale, affiliato agli Csain, centri sportivi aziendali e industriali, era stato aperto con «caratteristiche cultural-ricreative», ma dentro si sarebbero fatti spogliarelli e lap dance. Un primo avvertimento della questura a dedicarsi agli scopi previsti era caduto nel vuoto, il secondo aveva decretato la chiusura e aveva ormai anche scoperto le carte: le «consumazioni a tempo», 10 minuti l'una, dietro privé e dal costo esorbitante (da 50 a 100 euro), sarebbero state vere e proprie prestazioni di una quindicina di rumene fra i 20 e i 25 anni. Era stato proprio il prezzo, trovato su un memorandum che teneva conto di tutti gli «incontri», a indirizzare gli inquirenti sulla strada giusta.
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