Il dolore
Ateneo verso la resa dei conti
Giovanni Parlato
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Il rettore Pasquali e il direttore amministrativo Grasso L'accusa di Fioravanti: «Il rettore ha stravolto le scelte del Senato»
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PISA. Cresce la tensione fra i presidi di facoltà e i rappresentanti in Senato Accademico per le scelte del rettore. Martedì prossimo è prevista una riunione con temi ordinari all'ordine del giorno. Eppure, tira aria da resa dei conti. Non è escluso che qualche preside o rappresentante possa riaprire il dibattito sia sui prepensionamenti dei ricercatori che sulla «raccomandazione» ai decani di avviare le procedure elettorali a settembre. Al rettore viene rimproverato di prendere decisioni che in realtà il Senato Accademico non ha deliberato. Uno scollamento fra il maggiore organo d'ateneo e uffici che sta provocando forti malumori. Ai direttori di Dipartimento e ad alcuni presidi non è piaciuto il decreto del rettore allegato al provvedimento di collocamento a riposo di 48 ricercatori il cui lavoro è stato giudicato non necessario (motivazione non presa in considerazione dal Senato). Una protesta preceduta dal consiglio di facoltà di Lettere e dallo stesso sindacato Andu. Ed, ora, sempre da Lettere, arriva una dura presa di posizione del professore Gianfranco Fioravanti, come rappresentante dell'area umanistica in Senato Accademico (è anche decano di Filosofia) il quale esprime «incondizionata adesione alla lettera del preside Jacono», fra i primi a criticare il decreto rettoriale. «E' proprio vero - scrive Fioravanti -, come ha detto il rettore, che con le delibere non si scherza, ma questo, guarda caso, è proprio ciò che l'amministrazione sta facendo con quelle del Senato». Ed il professore spiega che «in sostituzione del testo trovato in cartella, il Senato aveva autonomamente approvato una mozione, sottolineate le prerogative non coartabili dei decani, si raccomandava come più confacente alla situazione contingente, lo spostamento delle elezioni a settembre. I decani - ecco il passaggio importante - hanno invece ricevuto una vera e propria delibera in cui veniva mantenuto nella sua integralità il combinato disposto del documento iniziale e che si concludeva con una dizione ("Il Senato delibera di raccomandare") nella cui incongruità credo che pochi senatori possano riconoscersi». Fioravanti, quindi, analizza la lettera inviata ai ricercatori dove «una delle giustificazioni per la "risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro" (in parole povere, licenziamento in tronco) è, testualmente, la constatazione della mancanza, nei settori scientifico disciplinari di appartenenza dei singoli ricercatori licenziati, di specifiche esigenze di didattica e di ricerca. Qualunque sia stato l'ufficio o l'organo di governo che ha stilato la lettera (ma nei fatti essa porta la firma del rettore) esso si è arrogato indebitamente competenze non sue (oltre ad affermare fattualmente il falso)». Sono parole, quest'ultime, destinate a lasciare il segno.
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