Il Tirreno

Pisa

LA PROTESTA DEL CONSIGLIO

«Quelle lettere sono discriminatorie e punitive, ritiratele»

Un presidio di precari davanti alla facoltà di lettere
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Un presidio di precari davanti alla facoltà di lettere

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 PISA. Nella mozione discussa mercoledì dal consiglio di facoltà di lettere, i componenti del CdF scrivono: «Venuti a conoscenza delle lettere di "risoluzione unilaterale del contratto di lavoro", inviate ai ricercatori con 40 anni di contributi, chiediamo al consiglio di amministrazione e al direttore amministrativo su quali basi sia stata presa la decisione dei prepensionamenti». Si riporta la frase-tipo di queste lettere: «La formula finale recita: "Considerato che non vi sono specifiche esigenze di didattica e di ricerca idonee a imporre la conservazione della posizione di ruolo, il dottor... è collocato a riposo da novembre"».  Ma se ne discute la forma: «Il testo che compare nel decreto del rettore non è conforme alla delibera votata dal senato accademico». E subito dopo, la mozione contesta anche il merito: «Gli organi ai quali competono le decisioni in materia di didattica e di ricerca sono sia le facoltà di ciascun ricercatore che i consigli dei corsi di studio e di dipartimento». Come dire che prima di pensionarli, vanno interrogati gli organi che hanno fatto affidamento proprio sui ricercatori per sviluppare la didattica.  Infatti, prosegue il documento: «Si fa tra l'altro osservare che i ricercatori svolgono da anni, per affidamento, circa un quarto dell'attività didattica complessiva dell'ateneo e che molti di loro partecipano abitualmente a progetti di ricerca nazionali e internazionali. La scelta fatta, oltre che lesiva della professionalità dei singoli, appare gravemente discriminatoria e punitiva nei confronti di tutta una categoria che ha contribuito per decenni, in misura rilevante, al funzionamento dell'università». Quindi la presa di posizione del CdF: «Poiché non risulta che la predetta consultazione sia avvenuta, censuriamo il provvedimento di quanti si sono arrogati prerogative che, in base all'attuale statuto, non spettano a loro». E la richiesta finale: «Chiediamo il ritiro delle lettere di "risoluzione unilaterale del contratto di lavoro" e una ridiscussione delle misure adottate, fondata su criteri di equità e sul riconoscimento di una pari dignità fra tutte le componenti del corpo docente, ricercatori inclusi».

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