Il dolore
Presentata la macchina che uccide i tumori È simile a un telefonino
Renata Viola
◗
Il prof. Franco Mosca Si chiama Amica-GEN e arriverà tra pochi giorni al reparto di chirurgia generale e trapianti
2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Si chiama Amica-GEN, ha un'antenna simile ai telefonini e arriverà tra pochi giorni al reparto di chirurgia generale e trapianti del professor Franco Mosca. È la macchina che distrugge le cellule tumorali grazie al principio delle microonde. Frutto di un brevetto pisano, realizzato sul progetto di un fisico del Cnr, il dott. Iginio Longo, con la collaborazione dei chirurghi dell'Aoup e dell'Azienda Usl5 (chirurgia generale ospedale "Lotti"), l'apparecchiatura è commercializzata dall'azienda HS-Hospital di Latina, che ha ottenuto la certificazione Cee e Food &Drug Administration e sarà presto in vendita sui mercati italiani ed esteri. La macchina rappresenta la nuova frontiera nel trattamento miniinvasivo dei tumori primari e delle metastasi del fegato, del rene, del seno e della prostata e costituisce una valida alternativa per il trattamento non chirurgico dei pazienti non operabili. Si affianca alle metodiche di radiofrequenza e termoablazione, di cui è considerata una moderna evoluzione. A differenza di quest'ultima che tratta la cellula mediante la conduzione di calore, le microonde sfruttano il principio dell'irraggiamento che risulta più vantaggioso per il paziente grazie alla velocità con cui le microonde raggiungono la cellula, necrotizzandola e dalla rapidità di esecuzione dell'intervento(un 'applicazione dura tra i quaranta secondi ed un minuto). La tempistica si rivela determinante nel minimizzare il rischio di emorragie, nei pazienti sottoposti contemporaneamente ad operazioni demolitive. A presentare l'innovativa macchina alla stampa sono stati sono stati ieri, nella sala Bocelli dell'Ospedale Cisanello, Igino Longo, il professor Franco Mosca ed il dottor Orlando Goletti, che l'ha sperimentata con successo al "Lotti"di Pontedera su pazienti affetti da metastastasi epatiche. «Ritengo che ci siano almeno tre buoni motivi - ha esordito Longo - per essere orgogliosi di quest'invenzione che rappresenta un brevetto riconosciuto a livello mondiale. Primo come utenti dell'Asl, secondo come pisani, perché la macchina è nata a Pisa e terzo, perché in un periodo di economia nazionale depressa, la macchina sarà venduta molto bene». Grazie al costo tutt'altro che proibitivo (si parla di una cifra che si aggira sui 75.000 euro), l'idea piacera'anche ai paesi in via di sviluppo dell'aerea mediterranea. Ma, lungi dal diventare un apparecchio pret-a-porter da regalare agli ospedali, il professor Mosca ha anticipato che sarà diffusa soltanto in seguito ad un periodo di studi randomizzati di circa due anni e sarà utilizzata dall'èquipe composta dal professor Giulio Di Candio, dal dottor Alessandro Campatelli e dal dottor Francesco Porcelli - che costituiranno un gruppo di lavoro nell'ambito dell'Health Technology Assestament della Regione Toscana, in modo tale da consolidare un protocollo terapeutico ideale per specifici casi clinici.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
