Sicurezza
L'ateneo invia le lettere ai decani
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Studenti allinterno del cortile della Sapienza Ricercatori rottamati: il sindacato Andu chiede il ritiro del provvedimento
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PISA. Alla fine della scorsa settimana, l'amministrazione dell'ateneo ha inviato le lettere ai decani. Una breve nota per informarli del loro ruolo, ma portandoli anche a conoscenza della delibera approvata dal Senato accademico del 23 aprile scorso. Le lettere sono state inviate al professore più anziano del nostro ateneo, il decano Filiberto Loreti, docente della facoltà di Agraria, al quale spetta il ruolo di avviare le procedure per l'elezione del rettore Marco Pasquali in scadenza il 31 ottobre. Come il rettore sono in scadenza anche i presidi delle facoltà di Scienze, Medicina e Lingue oltre a diversi direttori di dipartimento. A tutti i decani che dovranno gestire l'elezione di queste cariche è stata inviata la lettera. Con l'invio di queste lettere, l'amministrazione ha fatto marcia indietro rispetto a quanto aveva deciso soltanto all'inizio della scorsa settimana quando aveva fatto sapere di «non prevedere, a breve, l'emanazione di comunicazioni ai decani» dopo quanto deciso dalla riunione del Senato. Intanto, sulla rottamazione dei ricercatori e la «forte raccomandazione» ai decani del Senato accademico, interviene il sindacato Andu (Associazione nazionale docenti universitari) di Pisa con un comunicato dai toni molto aspri in cui chiede il ritiro del provvedimento sulla pensione coatta dei ricercatori e il voto immediato per l'elezione del rettore. «Il licenziamento dei ricercatori - scrive l'Andu - è una scelta grave e sbagliata perché discrimina i ricercatori dal resto del corpo docente, e questo malgrado il fatto che in tutti questi anni essi abbiano svolto in pieno la funzione docente, alla quale non erano obbligati per legge, garantendo di fatto l'offerta didattica, in applicazione della riforma didattica 509. Vengono addotte due giustificazioni, ambedue sbagliate: la prima è la scarsa riuscita del prepensionamento volontario delle altre due fasce, anche causata dal modo confuso e contraddittorio con cui è stato gestito; la seconda è l'esigenza di un nuovo reclutamento, adducendo come pretesto di un atto gravemente discriminatorio la presenza di un vasto precariato che l'università stessa ha alimentato». Il sindacato sostiene che «la strada dello scontro che il rettore e la sua amministrazione hanno intrapreso contro i ricercatori licenziandi, i quali chiedevano e chiedono che a tutti i ricercatori venisse applicato solo il prepensionamento volontario, porta l'ateneo verso la divisione e l'incertezza». Quindi, la proposta: «Si chiede il ritiro del provvedimento e la riapertura del confronto tra le parti interessate». La scelta del Senato di rinviare le procedure elettorali «dà il segno - scrive l'Andu - di un punto di non ritorno e si configura come una violazione statutaria. E' evidente la volontà del rettore di ostacolare l'ormai maturo rinnovo della sua amministrazione in scadenza e ottenere dalla sperata approvazione del ddl Gelmini una proroga indebita. E' noto a tutti che se si vota prima della approvazione del ddl Gelmini si vota con le regole che l'ateneo si è dato, se si vota dopo, si vota con le regole imposte dal ddl». «La situazione è sanabile - questa la conclusione - solo con il ricorso al giudizio democratico attraverso la procedura delle nuove elezioni indette immediatamente». ALTRO SERVIZIO A PAG. 11
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